Sacerdote condannato per molestie su bambine. «Perché la Curia tace?»

9 feb. – Un sacerdote della Curia di Bologna condannato in primo grado a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su dieci bambine, mentre era responsabile di un asilo privato in provincia di Ferrara. Una provvisionale di 28 mila euro alle famiglie disattesa da due anni. Perché il cardinale Carlo Caffarra non dice nulla? Se lo chiede il legale dei familiari delle bambine, mentre il processo d’appello è fissato per il 20 gennaio 2012. «Il silenzio che la Curia di Bologna ha riservato alle piccole vittime del processo (ed alle loro famiglie), offende, stupisce e rattrista, tanto quanto i delitti di pedofilia attribuiti in sentenza al parroco condannato», scrive in una lettera aperta indirizzata a Caffarra l’avvocato Claudia Colombo di Ferrara, parte civile per 10 famiglie ferraresi. Colombo lancia un appello all’alto prelato invitandolo «in ossequio ai principi della Carta formativa della scuola cattolica dell’infanzia, da lei emanata, ad attivarsi affinché a quelle famiglie vengano effettivamente pagate le provvisionali esecutive decretate in sentenza». «Comprende bene, egregio Cardinal Caffarra, – prosegue l’avvocato – che non è tanto sul piano giudiziario che attendevamo il Suo intervento (la curia si è fieramente opposta alla chiamata di responsabile civile) è, invece, sul piano pastorale, sul quale si era consolidato il fiducioso affidamento dei bambini al Suo Sacerdote da parte dei genitori, che invece la Curia ha mancato ad una “obbligazione” per lei ancor più cogente di quella strettamente giuridica». «Sorprende il fatto – conclude il legale facendo riferimento alle recenti dichiarazioni di Benedetto XVI – che un tale abbandono dei genitori che io rappresento e dei loro bambini, sia avvenuto in un momento nel quale invece l’attenzione della Chiesa verso le vittime di atti di pedofilia nel mondo da parte di sacerdoti e prelati verso minori si è manifestata alta e partecipata».

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