Ronchi: “Su Atlantide provo vergogna per l’istituzione”

Alberto Ronchi
Bologna, 2 ott. – Le attiviste e gli attivisti di Atlantide in consiglio comunale per protestare contro l’avviso di sfratto firmato dal sindaco Virginio Merola. “Vogliamo una risposta pubblica, ci sfrattano dopo aver firmato un accordo che riconosce il nostro valore politico e averci assicurato una nuova sede”. Tanto basta per mandare in fibrillazione il centrosinistra a Palazzo d’Accursio, con la capogruppo di Sel Cathy La Torre che dichiara di essere pronta a ritirare il proprio appoggio personale al sindaco. “Se non c’è una soluzione veloce a questa vicenda io posso anche mettere in discussione il mio appoggio all’operato di questa Giunta”, dice la vendoliana. Glaciale la risposta di Merola: “Se la capogruppo di Sel La Torre vuole uscire dalla maggioranza qualora il Comune non dia una sede ad Atlantide, lo faccia. Le regole della convivenza civile valgono per tutti e nessun ricatto potrà piegarmi a interessi personali, di gruppo o di partito”.

L’assessore Alberto Ronchi. L’assessore alla cultura Ronchi ha portato avanti la trattativa (per il trasferimento di Atlantide dal Cassero di Porta Santo Stefano agli spazi comunali in via del Porto) che ormai sembra essersi arenata tra ritardi, difficoltà  burocratiche e dissidi in maggioranza, con la componente cattolica del Pd che da tempo lavora contro l’accordo. Ai microfoni di Radio Città del Capo spiega di aver ricevuto la comunicazione dell’ordinanza di sfratto il giorno stesso in cui avrebbe dovuto incontrare le attiviste di Atlantide, e nemmeno dal sindaco. “Ho provato un sentimento di vergogna mio e per l’istituzione”. Continua Ronchi: “Mi sono vergognato perché sono abituato a mantenere i patti, invece nei confronti di Atlantide i cambiamenti sono stati tantissimi, e questa storia che si poteva chiudere prestissimo sta andando avanti da tre anni”. Se sta succedendo qualcosa a livello politico Ronchi dice di non saperlo, “ma so che in queste fasi ci si possono sempre aspettare delle svolte e cambiamenti repentini, per quanto mi riguarda dovrò fare una riflessione pacata, a livello personale e politico. Non voglio tenere separate le cose, resta il fatto che quel che è successo mi dà molto da pensare in ogni senso”. Una riflessione che potrebbe portarlo a lasciare la sedia di assessore? “Una riflessione”, si limita a dire Ronchi senza però escludere nulla. Poi la critica a Merola: “Siccome stavo facendo una lunghissima trattativa mi sarei aspettato di essere chiamato dal sindaco, almeno per sentirmi dire che la trattativa era finita. Questo non è avvenuto, mi aspetto che il sindaco mi chiami”.

La trattativa. Dopo la protesta attiviste di Atlantide hanno incontrato a porte chiuse l’assessore Matteo Lepore. All’uscita Lepore ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni (“non me ne occupo io”, ha detto). “Ci ha promesso una soluzione entro martedì”, dice Beatrice del collettivo Smaschieramenti, data limite oltre la quale il Comune “provvederà direttamente” alla liberazione dei locali del Cassero di Porta Santo Stefano. A Palazzo D’Accursio le attiviste hanno distribuito questa mattina un volantino in cui si ricorda che nel luglio 2014 era stato firmato un “preaccordo di collaborazione”, “un atto formale che ha avviato un percorso” per individuare “una sede idonea ai nostri progetti”. Su questo iter, però, ora è piombata una nuova ordinanza di sgombero, la terza firmata da Merola nel corso degli anni. Oltre al danno, per Atlantide, anche la beffa: la comunicazione, infatti, è stata consegnata al cassero “ieri pomeriggio, mentre incontravamo l’assessore Ronchi per continuare a discutere del progetto su uno spazio in via del Porto”, dove i collettivi lgbt contavano di potersi trasferire. “Merola deve prendere una posizione: o noi siamo gli ‘occupanti delle cui generalità  non si è a conoscenza’- continua il volantino- o siamo quelle di cui ‘l’amministrazione comunale riconosce il valore delle attività svolte’ impegnandosi a trovare una sede idonea”.

La posizione del Pd. Pieno sostegno alla decisione dell’amministrazione”. Così il segretario del Pd di Bologna, Francesco Critelli, blinda l’ordinanza con cui ieri il sindaco Virginio Merola ha intimato ai collettivi di Atlantide di liberare entro martedì il cassero di porta Santo Stefano. La dichiarazione di Critelli arriva a margine del Consiglio, subito dopo la protesta in aula dalle “Atlantidee”. Più defilata la posizione del capogruppo dem a Palazzo D’Accursio, Claudio Mazzanti, che assicura di aver appreso dell’ordinanza dai giornali di oggi. “Non siamo stati coinvolti come gruppo”, dichiara Mazzanti, che ad ogni modo si affida a quanto deciso da Merola: “La posizione del sindaco è sempre molto equilibrata, se ha fatto questa mossa avrà avuto i suoi buoni motivi. Non vado certo a contestare la cosa, perché non la conosco”. Insomma, se Merola “si e” mosso avra” avuto i suoi buoni motivi”, ripete Mazzanti, e “ha fatto bene a farlo ma non mi chiedete perché”.

Le dichiarazioni del sindaco. “Della Procura non so nulla, ma bisogna sgomberare” il cassero di porta Santo Stefano “perché  il Quartiere ne ha bisogno, com’è noto, per aprire i Servizi sociali. Tutto qui”. Così il sindaco di Bologna, Virginio Merola, sull’ordinanza inviata ieri ad Atlantide con l’intimazione di liberare i locali entro martedì.    La resistenza dei collettivi? “Ce ne faremo una ragione, semplicemente se ne andranno dal cassero. Non c’è alcuna possibilità – manda a dire Merola, oggi a margine di una conferenza stampa- di prevaricare l’interesse pubblico. Lì devono andare i Servizi sociali, punto”.

“La giustizia trionferà!”, scrive invece Ilaria Giorgetti, presidente alfaniana del quartiere Santo Stefano. Giorgetti ricorda i due esposti che sono stati presentati in procura, e si spinge più in là. “Non avranno nessun immobile grazie ai cittadini e alla magistratura che ha in mano da tempo due esposti”.

 

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