Ronchi a testa bassa contro il Pd: “Una disgrazia, mandiamoli a casa”

alberto ronchi conferenza stampaBologna, 9 ott. – “Merola ha un problema, è il gruppo dirigente del Pd, una disgrazia per Bologna”. Apre così la sua conferenza stampa al Jukebox Cafè di via Mentana l’ex assessore Alberto Ronchi. Un discorso di un’ora e un quarto senza interruzioni, per dire che se il suo legame col sindaco non è messo in discussione – “un amico politicamente mal consigliato e schiacciato dal partito” – le condizioni politiche per stare col Pd a Bologna al momento non ci sono più. “Dilettanti allo sbaraglio”, “attaccati alle poltrone”, “divisi su diritti civili, rom e immigrazione”. Se questo è il Pd, ragiona Ronchi dopo aver raccontato di un partito che ha sempre lavorato contro di lui, “non ci sono più le condizioni per andare assieme ai democratici alle prossime amministrative”, nemmeno con una lista d’appoggio a sinistra. E pazienza se alle prossime amministrative il Pd sarà costretto al secondo turno e poi vinceranno altri. “Vincerà la Lega? La colpa non è di Ronchi, ma della classe dirigente di questo Pd”. “Ma non succederà”, aggiunge Ronchi.

Ronchi il concetto lo ripete più volte, ragiona di un progetto di governo non anti-Merola o anti-Renzi, ma pensato per “mandare a casa questa classe dirigente del Pd”, ricorda più volte che “il sindaco lo eleggono i cittadini e non i dirigenti del partito”, apre al dialogo con la civatiana Elly Schleyn, con la Coalizione civica di Mauro Zani, con il leader del Tpo, Gianmarco De Pieri, che accetta subito il dialogo. “#Tutti uniti. Il centro sinistra è finito”, scrive su twitter De Pieri. “Insieme si fa il programma, si sceglie il nome della lista e le candidature. Non faccio nessun appello, capisco che se ci mettiamo assieme siamo più forti”.

Ronchi aspetta anche Sel, – “so che stanno discutendo, li rispetto”, dice Ronchi. Ad assistere alla conferenza tre consiglieri comunali su quattro eletti con la lista di Sel. Uno, l’indipendente Mirco Pieralisi, è in aperta rotta col Pd, l’altra è la capogruppo Cathy La Torre che dopo lo sgombero di Atlantide minaccia di andare all’opposizione. “Se si aggregano forze con un progetto di governo, e non solo unite dal livore per il Pd, questo può far bene alla città“, ragiona La Torre, che parla di “gara di idee” con i democratici che “si ritengono egemoni. Ma ho dei dubbi che questo sia vero”. Se questi sono i presupposti, sostiene dunque la vendoliana, “io credo che Sel dovrebbe starci“. Del resto, aggiunge, “le condizioni le ha fatte venire meno il sindaco. Se cambia rotta, gli eventuali alleati devono riflettere”. Più prudente verso la lista civica è l’altro eletto di Sel a Palazzo d’Accursio, Lorenzo Cipriani. “Ronchi è un uomo di governo e lo ha dimostrato non attaccando il sindaco. Oggi apre una discussione e un percorso che sicuramente deve trovare in Sel un interlocutore interessato”, sostiene Cipriani, che però ci tiene a fare un appunto all’ex assessore. “Non capisco perchè il progetto che prima era suo (la lista civica in appoggio a Merola, ndr) ora senza di lui deve diventare una lista civetta in favore del Pd”, bacchetta Cipriani, che si dimostra sempre dubbioso sull’opportunità di rompere l’alleanza coi dem in Comune. Resto convinto che l’unico modo per far prevalere istanze di sinistra al governo di Bologna è evitare che il Pd abbia la maggioranza assoluta in Consiglio comunale”, sostiene il vendoliano, che arriva ad augurarsi una ricomposizione della frattura tra Ronchi e il sindaco. “Spero sia la classica litigata tra moglie e marito”, si concede la battuta Cipriani.

Oltre agli esponenti di Sel, si sono visti anche altri personaggi noti come Sergio Caserta, Mario Bovina di Coalizione civica (“Se dialogheremo con Ronchi? Noi dialoghiamo dal primo giorno”) o storici esponenti della galassia antagonista come Domenico Mucignat.
La reazione del Pd. Alberto Ronchi dovrebbe baciare la terra dove cammina il sindaco Virginio Merola e il Pd. Non le manda a dire il capogruppo dem in Comune a Bologna, Claudio Mazzanti, che al termine del Consiglio comunale di questa mattina reagisce così alle parole dure dell’ex assessore contro il Pd. “Non è neanche una roba grave, è r idicola- replica Mazzanti all’agenzia Dire- è un attacco che fa ridere. Quello che ha fatto è stato possibile grazie al sindaco e al Pd che l’hanno portato al governo. Quindi si faccia un serio esame di coscienza e sia più corretto e onesto intellettualmente”. Insomma, contrattacca Mazzanti in dialetto bolognese, “Ronchi dovrebbe ”baser duv al cameina” il sindaco e anche il Pd”. E aggiunge: “L’attuale capogruppo Pd e quelli precedenti non gli hanno mai fatto la guerra. Se ha avuto qualche screzio con alcuni consiglieri, sono fatti suoi”. Quanto al progetto di lista civica di sinistra, “è una mossa farneticante– la boccia Mazzanti- la sinistra vince solo se c’è il Pd, altrimenti si consegna la città alla destra. Che abbia bisogno di creare condizioni politiche per arrivare a una lista, che fa danni al centrosinistra, per poi contrattare il suo ruolo futuro, è una strategia politica molto povera, che mi delude molto e svaluta l’opinione che avevo di lui”. Mazzanti è il primo dem a rispondere agli attacchi di Ronchi.

Ad ascoltare Ronchi anche il leader dei 5 Stelle in città Massimo Bugani e la candidata sindaco della Lega Lucia Borgonzoni. Due che potrebbero approfittare del progetto di Ronchi per portare il Pd al ballottaggio. Borgonzoni annuncia anche la presentazione di due liste civiche che appoggeranno il Carroccio. “Una sarà di giovani, quello che prenderà più voti diventerà il nuovo assessore alle politiche giovanili”.

Il comunicato del Pd. “Leggiamo le parole di Alberto Ronchi, che prima ringrazia il Sindaco Virginio Merola, poi lo dipinge come ricattabile dal Pd e infine annuncia di lavorare contro la sua rielezione – scrive Luigi Tosiani, coordinatore della segreteria del Pd di Bologna – ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso nei confronti di chi lo ha nominato e tutelato, ma si sa che la riconoscenza non appartiene a molti, troppi esponenti politici. Alle sue offese preferiamo non rispondere, comprendendo l’amarezza e il disagio personale di chi, negli ultimi quindici anni,abituato alle nomine politiche in luoghi e contesti diversi, oggi si trova messo alla porta per sue stesse responsabilità e quindi senza incarichi da ricoprire.Pertanto, ribadendo che Il Partito Democratico di Bologna difenderà sempre l’onorabilità di ogni suo esponente, militante o dirigente politico, da qualsiasi crociata lanciata da chiunque, affermiamo che Quando la Politica riprenderà il posto delle offese e delle urla scomposte, saremo pronti a confrontarci e discutere con tutti: nel frattempo, lasciamo ad altri il culto della personalità e continueremo, assieme al Sindaco Virginio Merola e a tutte quelle sensibilità che pur non riconoscendosi nel Pd vorranno lavorare con noi, a continuare a cambiare in meglio la nostra Bologna, lontani da affermazioni e rancore che a nulla servono se non a improbabili percorsi il cui unico scopo è quello di garantire e rinnovare carriere personali”.

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