Rome: un’antologia che segna un nuovo inizio

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4 nov. – C’è una bella raccolta che festeggia i dieci anni di carriera di Jérôme Reuter, meglio noto come Rome: si intitola semplicemente Anthology 2005-2015 e, in occasione della sua uscita, abbiamo parlato a Maps proprio con il musicista lussemburghese, raggiunto al telefono poco prima di andare a provare con la band. “Abbiamo ancora qualche data a in questo tour del decennale di Rome”, ci ha detto, “ma stiamo anche provando tracce nuove: saranno su un disco che dovrebbe uscire il prossimo anno.” Abbiamo cercato di saperne di più, ma Reuter si è limitato a raccontarci come lavora: “Inizio sempre dalle parole, poi gioco con la chitarra e tiro fuori qualche riff, legato al suono delle parole. Poi torno alla mia scrivania, dove ci sono annotazioni e fogli sui temi intorno ai quali sto lavorando”, ha rivelato. “Quando vado in studio ho le idee chiare, ma ovviamente poi le cose cambiano, sebbene lavori da solo”.

Per quanto non sia mai corretto “etichettare” un musicista, possiamo dire che Rome appartiene alla grande e indistinta area del folk apocalittico, o marziale: poca elettricità, tanta intensità emotiva e, nelle tracce, il senso solenne di un’apocalisse imminente. Un genere dai contorni molto sfumati che però spesso è stato associato a un pensiero politico conservatore, se non vicino all’estrema destra: un equivoco su cui molte band hanno giocato (vedi Death in June), ma che per fortuna – pur toccando molti suoi “colleghi” – non ha mai sfiorato Jérôme: “Non ho mai tenuto nascosto che non sono di destra e che i nazisti proprio non mi piacciono: uno dei temi che ricorre nella mia produzione è la lotta contro ogni totalitarismo. Non ho mai avuto problemi, ma riconosco che ci siano: ecco perché me ne sto alla larga da alcuni protagonisti della scena”.

Tornando all’antologia, è davvero un buon modo per conoscere il lavoro di Reuter, che ci ha spiegato come ha scelto le venti tracce che la compongono. “Non è stata facile: in linea di massima ho raccolto le canzoni più richieste dal pubblico, più inserite nei mixtape e nelle programmazioni radiofoniche. E così erano già troppe. Alla fine ho deciso di mettere due canzoni per disco, i dischi sono dieci, ed ecco le venti canzoni della scaletta”, ha detto Jérôme nell’intervista che potete ascoltare integralmente qua sotto. “L’ordine non è cronologico, altrimenti si sarebbero notati troppo i cambi di produzione: si cominciacon la canzone con cui apriamo sempre i live, ‘The Accidents of Gesture’ e si chiude con ‘My Traitor’s Heart’, che è l’ultimo pezzo che ho registrato in questo periodo di dieci anni, ma è il primo realizzato nel nuovo studio. L’inizio di una nuova era“.

 

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