Protesi in 3D per i pazienti del Rizzoli

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Bologna, 15 giu. – Protesi altamente personalizzate, senza il pericolo di rigetto. Sono le protesi stampate in 3D, altamente personalizzate, che sono già stata utilizzate su 5 pazienti operati dall’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna utilizzando protesi.

Si tratta di pazienti giovani (l’età media è di 25 anni) con le ossa del bacino compromesse a causa di un tumore maligno o dal fallimento di una protesi precedente, quindi esposti al rischio di avere in futuro difficoltà a camminare. La progettazione della protesi su misura viene fatta a partire dai dati del singolo paziente, ricavati con tac e risonanza: in pratica, viene realizzato un ”bacino virtuale” e in esso viene identificata la parte da sostituire, differente per ogni paziente perché dipendente dalla sua anatomia e dalla estensione della malattia. La stampante 3D stampa il ”pezzo” come se fosse la tessera mancante di un puzzle tridimensionale che andra” a incastrarsi esattamente dove i chirurghi asportano la parte di osso malata. La protesi è in titanio trabecolare, un materiale che riproduce il tessuto osseo caratterizzato da una struttura che ricorda una trave.

“Il grande vantaggio per il paziente- spiega il chirurgo ortopedico Davide Donati, direttore dell’Oncologia ortopedica del Rizzoli, che ha eseguito gli interventi con il suo staff- è la ricostruzione nel modo più appropriato possibile dal punto di vista anatomico dei rapporti tra il suo femore e il suo bacino, che significa la possibilità di una deambulazione corretta dopo l’intervento”. La realizzazione tramite stampa tridimensionale di dispositivi su misura fatti di sostanze biologiche rappresenta un ulteriore ambito di ricerca che il Rizzoli sta approfondendo: verrà attivata una piattaforma di Bioprinting per la fabbricazione di dispositivi ”custom made” effettuata tramite l”acquisizione di immagini radiologiche da una Tac dual Energy.

I dispositivi potranno essere stampati in tri-dimensione utilizzando diversi tipi di materiali che in alcuni casi saranno scelti per la capacità di veicolare cellule al loro interno. Con queste potenzialità, nel Centro di ricerca del Rizzoli si potranno effettuare progetti di studi con l’obiettivo di identificare i costrutti migliori per applicazioni di medicina rigenerativa dell’apparato muscolo-scheletrico e maxillo-facciale, cui faranno seguito specifiche applicazioni sui pazienti. L’acquisizione della piattaforma, del valore di oltre due milioni di euro, è stata resa possibile grazie a un finanziamento congiunto del ministero della Salute e della Regione Emilia-Romagna. Questi e altri risultati, assieme alle prospettive della stampa 3D in medicina, verranno illustrati venerdì alla ”foundation conference” per la nascita dell’Italian digital biomanufacturing network. “La rete nasce con l’obiettivo di collegare a livello nazionale gli sperimentatori che hanno raggiunto i risultati più avanzati nell’applicazione della nuova tecnologia in diversi ambiti medici- spiega il copresidente della conferenza Pier Maria Fornasari, direttore della Banca del tessuto muscolo-scheletrico del Rizzoli- per il nostro istituto la stampa 3D rappresenta una strada di massimo interesse per le nuove opportunità nella chirurgia ortopedica d’avanguardia”.

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