Ritorno al lavoro dopo la maternità. Aumentano le discriminazioni

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Foto Flickr di Matteo Zavalloni – CC BY-NC-ND 2.0

Bologna, 17 set – Le discriminazioni sul lavoro sono un fenomeno esteso, anche a Bologna e provincia, dove negli ultimi quattro anni i casi di discriminazione sono stati 180 : l’80 per cento in più rispetto agli anni precedenti. La maggior parte di questi riguarda donne al rientro dalla maternità che subiscono un demansionamento o sono messe nelle condizioni di dimettersi. Di questi, però, solo un 20 per cento sono casi di mobbing puro. Per parlare di mobbing infatti – ci ha spiegato la consigliera di parità dell’area metropolitana di Bologna Giorgia Campana – la  discriminazione deve durare almeno sei mesi e deve causare danni psicofisici accertabili dal medico.

Questi dati, sebbene preoccupanti, sono parziali. Sono stati forniti durante una Commissione consiliare a Palazzo d’Accursio, convocata per conoscere i dati locali in riferimento all’inchiesta del “L’espresso” che mesi fa denunciava mezzo milione di casi di mobbing. Sono importanti per delineare il fenomeno ma non esaustivi perché l’Osservatorio Nazionale non ha una banca dati specifica.

“Le sentenze reali sono pochissime rispetto alle potenzialità – precisa la consigliera di parità regionale Rosa Amorevole – la novità è che adesso a denunciare sono anche gli uomini”.

Il pubblico è il settore dal quale arrivano più denunce, non perché nel privato le cose vadano meglio, ma perché da una posizione di lavoro più sicura si rischia di meno. La crisi economica disincentiva le lavoratrici alla denuncia: la gravidanza è vista come un lusso e si ha più paura di perdere il posto di lavoro. Inoltre, come precisa la Consigliera nazionale di parità Franca Cipriani, il malessere sul posto di lavoro si trasforma in un costo alto sia per l’azienda che per i lavoratori.

Il problema principale – oltre alla confusione tra discriminazione sul lavoro e mobbing – resta il vuoto legislativo a livello nazionale. Solo cinque regioni hanno varato delle leggi sulla prevenzione: Abruzzo, Puglia, Veneto, Friuli e Umbria. L’Emilia – Romagna e il Lazio ci stanno lavorando.

“Bisogna lavorare insieme per creare una rete di sostegno e di informazione anti-mobbing – dichiara la Presidente del consiglio di Bologna Simona Lembi – ci impegneremo ufficialmente affinché il consiglio comunale sia portavoce della necessità di una legge nazionale”.

Antonella Scarcella

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