Vignetta ‘blasfema’. Gli studenti: “No alla censura. Discutiamo di cos’è la satira”

forno

Bologna, 1 apr.- Gli studenti dell’associazione Fornofilia e Filatelia non si aspettavano tanto clamore per la vignetta su Charlie Hebdo pubblicata sul numero di gennaio-febbraio del loro giornalino. Non volevano fare un numero integrale su di lui, ma solo dare il loro piccolo contributo tramite un aforisma di Voltaire, una poesia di Caterina Roversi, un brano di Angelo Pisani e una Vignetta ideata da Eros Geremia. Certo, se l’erano domandato prima se la vignetta avesse potuto irritare qualcuno, ma si erano risposti che “sì, qualcuno sicuramente si sarebbe irritato, ma alla fine è satira”.

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Raccontano, quindi, sorpresi che il 3 marzo, pochi giorni dopo l’uscita del numero con gli omaggi a Charlie, il prorettore degli studenti, Roberto Nicoletti, a seguito delle lamentele di alcuni studenti di Student Office (la sigla studentesca legata a Comunione e Liberazione), aveva inviato loro una raccomandata con ricevuta di ritorno che li intimava di ritirare tutte le copie poiché la vignetta era lesiva per l’immagine dell’Ateneo. Nello specifico, gli studenti ciellini si sentivano offesi dall’immagine del Papa e dalla bestemmia presenti nella vignetta, non dal tizio con il turbante ritratto in un amplesso con una donna che bestemmia la madonna (la cantante, specifica la vignetta). Ma non solo, erano soprattutto indispettiti che questa vignetta fosse pubblicata su un giornalino finanziato dai “contributi dell’Alma Mater Studiorum”. Sembra che anche in Senato Accademico le critiche di matrice cattolica non siano state risparmiate, insieme a quelle di volgarità e a qualche perplessità sulle offese che la vignetta poteva creare ad Anna Frank.

Durante un colloquio con il prorettore Nicoletti, gli studenti di Fornofilia e Filatelia sono stati posti davanti ad bivio: ritirare le copie ed evitare di pubblicare contenuti simili in futuro, oppure ritrovarsi a decadere come associazione universitaria e quindi dover restituire i finanziamenti, che per quest’anno ammontano a 6 mila euro.

I ragazzi però non ci stanno e decidono di non ritirare le copie, di non accettare, cioè, la censura che è stata loro imposta. “Consapevoli che la satira possa offendere, ma altrettanto sicuri che questa non sia una motivazione valida per imbavagliarla” dice il presidente Giovanni Galeano. E rilanciano, in una sorta di braccio di ferro con l’università: nessun ritiro delle copie né qualsiasi forma di auto censura, “anche a costo di perdere il sostegno economico dell’università”. Inoltre, progettano di organizzare iniziative pubbliche di dibattito e confronto su laicità nelle istituzioni pubbliche, diritto di satira e sui limiti che possono essere posti alla satira. Dibattiti pubblici in cui coinvolgere non solo i professori, ma anche la cittadinanza, in quanto “episodi di censura come questo non avvengono solo all’interno dell’università. Lampante in questo senso è la polemica in corso sulle foto blasfeme scattate al Cassero” dice Galeano.

Insomma, nell’attesa di sapere se vi sarà un pronunciamento formale anche da parte del Senato Accademico, invitano tutti coloro che condividono le loro opinioni ad unirsi alla raccolta firme nel loro sito web fornofilia.it al fine di organizzare un’iniziativa culturale in zona Universitaria per parlare dell’accaduto.

      Studenti Charlie_Giovanni Galeano e Emanuela

 

di Clara Vecchiato

 

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