Rimborsi Regione. Chiesto il rinvio a giudizio per 16 ex consiglieri Pd

Bologna, 4 mag – La Procura di Bologna ha inoltrato al Gip richieste di rinvio a giudizio per 16 consiglieri regionali del gruppo Pd, per i rimborsi tra giugno 2010 e dicembre 2011. Rispetto agli avvisi di fine indagine di novembre ci sono state due richieste di archiviazione, per il riconfermato in consiglio Antonio Mumolo e per Paola Marani. Tra i 16 destinatari della richiesta di processo ci sono anche il deputato Matteo Richetti, ex presidente dell’Assemblea legislativa e ora deputato e Damiano Zoffoli, che nel febbraio scorso è stato eletto al Parlamento europeo. Tutti gli altri non hanno più un ruolo politico.

Si tratta di Marco Monari, Marco Barbieri, Marco Carini, Thomas Casadei, Gabriele Ferrari, Vladimiro Fiammenghi, Roberto Garbi, Mario Mazzotti, Roberto Montanari, Rita Moriconi, Giuseppe Pagani, Anna Pariani, Roberto Piva e Luciano Vecchi. L’ex capogruppo Monari risponde di peculato sia per le proprie spese sia per l”omesso controllo sui rimborsi autorizzati agli altri consiglieri, indagati per peculato.

Gli importi contestati sono gli stessi che erano contenuti negli avvisi di fine indagine del novembre scorso: allora, le spese indebite del gruppo Pd ammontavano a 940.000 euro, l’importo più alto di quelli emersi nell’inchiesta (ma il gruppo, con 18 indagati, era anche quello più numeroso). Il conto è rimasto sostanzialmente lo stesso, fatto salvo per gli importi attribuiti a Mumolo (circa 6.000 euro di treni e taxi) e per quelli di Marani. Per loro è stata chiesta l”archiviazione perché i documenti portati in Procura a giustificazione delle loro spese hanno convinto i magistrati della loro regolarità.

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha espresso un “pieno e grande rispetto per i magistrati” ma allo stesso si augura che facciano il loro lavoro il più celermente possibile. “Ci sarà modo per i consiglieri coinvolti di potersi difendere e, conoscendoli, non ho dubbi che saranno in grado di dimostrare la liceità dei loro comportamenti- aggiunge Bonaccini, questa mattina a margine di una conferenza stampa in Regione- in ogni caso, pieno rispetto del lavoro che i giudici fanno e se possibile poterlo fare in tempo breve”. Bonaccini venne indagato (gli venivano contestati poco più di 4.000 euro) ma fu successivamente chiesta l’archiviazione, disposta dal giudice a febbraio.

Sul suo profilo Facebook il deputato Matteo Richetti si sfoga: “Per casi assolutamente identici è stata chiesta l’archiviazione. La mia situazione, dove non esistono spese ‘anomale’ o riguardanti tipologie non consentite, ma anzi, tutte regolarmente autorizzate e rendicontate, viene messa nel calderone generale. Parafrasando maestri autorevoli mi viene da dire che non è giusto ‘prendere provvedimenti uguali per disuguali'”. “Ho spiegato con minuzia di particolari che i cinquemila euro spesi in circa due anni per attività riguardanti il mio mandato (trasporto, iniziative, incontri) sono dovuti alla rinuncia e al risparmio legato alle scelte fatte da presidente dell’assemblea – ha aggiunto – Poco male, adesso finalmente si esce dal confronto accusa/difesa e si va davanti ad un giudice, che stabilirà dove sta la verità. E io sono molto, molto tranquillo”.

Tra i consiglieri Pd della passata legislatura, gli unici a non essere iscritti nel registro degli indagati per la vicenda delle spese indebite furono Luciana Serri, Vasco Errani, Roberta Mori, Palma Costi, Giuseppe Paruolo e Tiziano Alessandrini.

 

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