Rifugiati. Bologna sperimenta l’accoglienza in casa

Bologna, 18 apr. – Da una parte ragazzi che hanno appena compiuto 18 anni, sono titolari di un permesso di soggiorno internazionale o umanitario, sono seguiti dallo Sprar (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del ministero dell’interno) e conoscono l’italiano. Dall’altra famiglie bolognesi disponibili ad accoglierli in casa per un periodo di 6-9 mesi. A farli incontrare sarà la piattoforma di social innovation Vesta, sviluppata dalla cooperativa sociale Camelot che ora insieme al Comune di Bologna la vuole sperimentare sul territorio metropolitano. “Se non fossimo già stati contattati da alcune famiglie disponibili ad accogliere i rifuguati, non saremmo qui”, ha detto stamattina l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli presentando l’iniziativa, specificando che è aperta “a ogni genere di famiglia“, single compresi perché il modello è quello dell’affido, con l’obiettivo di rendere il più possibile autonomi i diciottenni accolti.

Le famiglie potranno candidarsi usando la piattaforma Vesta. Poi ci saranno dei colloqui con operatori professionali, che serviranno a incrociare chi vuole ospitare e chi ha bisogno di essere ospitato. A Bologna i ragazzi fra 19 e 25 anni costituiscono la fascia maggiore di arrivi. Da marzo 2015 sono arrivati 121 minori richiedenti asilo, secondo i dati forniti dal Comune, di cui 113 maschi e 8 femmine, per la maggior parte 16-17enni che quindi ora hanno un’età che li rende potenziali interessati al progetto. Oggi all’hub minori ce ne sono 50. Fino a 18 anni e 6 mesi rientrano nei progetti Sprar minori, poi devono uscire. Il progetto Vesta “non risolve grandi numeri”, ha chiarito l’assessore Frascaroli, ma “è un’esperienza che può rinnovare lo spirito solidale di Bologna”.

Fra i prerequisiti che le famiglie candidate devono avere c’è la possibilità di dedicare una stanza al rifugiato. A titolo di rimborso spese, ricevranno 350 euro al mese (fondi Sprar) e nel periodo di accoglienza potranno contare sui servizi Sprar (consulenza legale, accesso ai servizi territoriali, inserimento lavorativo, assistenza educativa), oltre che relazionarsi tra famiglie ospitanti.

Per quanto riguarda invece gli inserimenti di richiedenti asilo, che non possono svolgere attività lavorativa, il Comune di Bologna ne prevede 270 nel 2016, di cui 185 già avvenuti (coprendo un quarto dei profughi accolti nei centri del terriotrio metropolitano). Nell’ambito del progetto Bologna Accoglie, sono stati avviati 45 percorsi-laboratori di inserimento, molti dei quali di potenziamento dell’italiano, e una ventina di cura della città (giardini, impianti sportivi, verde). Sono alcuni dei dati forniti oggi dal Comune sull’accoglienza ai rifugiati a Bologna fino al 31 dicembre 2015.

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