Renzi prova a motivare la base: “Portate 10 persone a votare”

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Bologna, 21 nov. – “Chiamate 10 persone e convincetele a votare per il Pd e per Bonaccini“. Sono questi i compiti a casa che Matteo Renzi, presidente del consiglio e segretario nazionale del Partito Democratico, ha dato alle 3000 persone arrivate al PalaDozza da tutta la regione per la chiusura della campagna elettorale per le regionali di domenica prossima. Sugli spalti del palazzetto dello sport pieno per metà, il leader dei democratici scalda i suoi e tenta di motivarli all’ultimo sforzo. “Non importa se vinceremo con più o meno 50 mila voti, ma voi andate a votare che male non fa”. Prima di Renzi è Bonaccini a parlare: promette una regione con la piena occupazione e senza più lunghe liste d’attesa per le prestazioni sanitarie. Fuori da un PalaDozza blindatissimo, sorvegliato da decine e decine di agenti in anti sommossa, vanno in scena le contestazioni dei precari della giustizia, organizzati dalla Funzione Pubblica Cgil, e, a poca distanza, dei collettivi e dei sindacati di base. Da questi ultimi parte qualche uovo pieno di vernice e poi un corteo: sulla strada, una decina di persone danneggia la sede del circolo Pd Passepartout.

Il discorso di Renzi

Renzi inizia a parlare poco prima delle 22.30 e lo fa per più di mezz’ora. Il partito emiliano lo ha chiamato per motivare e spronare la base in vista delle elezioni di domenica su cui incombe lo spettro della valanga astensionista. Renzi non si tira indietro e dal palco affronta temi nazionali e locali. L’applauso più forte lo ottiene quando attacca a testa bassa il sindacato: “Non hanno hanno fatto sciopero durante la Fornero e fanno sciopero contro di noi” urla il segretario del Pd. “E’ uno sciopero politico” grida: l’applauso dei 3 mila è scrosciante, in molti si alzano in piedi sugli spalti, quasi nessuno protesta. “Stiamo facendo la riforma del mercato del lavoro più di sinistra che l’Italia abbia mai visto” (leggasi Jobs Act) rivendica Renzi che promette, oltre alla riforma della giustizia civile, anche quella del penale. Ribadisce l’impegno a modificare i termini per la prescrizione per evitare che si ripetano situazioni come quella dell’Eternit. Poi l’omaggio all’ex presidente della giunta regionale Vasco Errani, a cui ha promesso un incarico a Roma (“Non si consideri in pensione”). Infine l’invito ad andare a votare “non per Bonaccini, ma per voi”: “Siate cittadini, non consumatori” incalza il presidente del consiglio che chiude con uno slogan iper renziano: “Il futuro è un posto bellissimo, e ci andremo insieme, a testa alta”.

L’evento

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L’evento conclusivo della campagna elettorale di Bonaccini non è un tradizionale comizio. E’ uno show televisivo, che va in diretta su Youdem, il canale dei democratici, con tanto di pause pubblicitarie, regia e diverse telecamere che puntano il palco. Allestito come uno studio radiofonico, il palcoscenico è occupato, oltre che da un tavolo coi microfoni, anche da alcune “eccellenze emiliano romagnole”: una moto Ducati, una macchina per gelati della Carpigiani, alcuni prodotti tipici dell’agroalimentare. Quello delle “eccellenze emiliano romagnole” è il refrain della serata: lo ripetono spesso i conduttori: il consigliere comunale bolognese Benedetto Zacchiroli e la giornalista radiofonica Alessia Angellotti di Radio Bruno. Dagli sportivi all’imprenditore, dal medico alla politologa, dalla giovane imprenditrice al distributore di fumetti: tutti raccontano il perchè e il per come del loro successo. Sul palco non mancava certo il lavoro: mancavano i lavoratori, quelli dipendenti, quelli su cui un tempo si concentrava la politica della sinistra. “La scaletta è stata stravolta- dicono dall’organizzazione-. Era previsto un intervento di Zacchiroli sulla questione Ducati, per questo c’è la moto sul palco”. Poi però si è dovuto tagliarlo. Anche la colonna sonora segna la definitiva archiviazione, anche sonora, della sinistra che fu: se gli Intillimani e gli inni del lavoro fanno parte dell’archeologia, i più recenti “Canzone Popolare” di Ivano Fossati e il Vasco Rossi di bersaniana memoria sono stati sostituiti da Cesare Cremonini, Laura Pausini e Alicia Keys. Ad un certo punto si ode anche la voce di Francesco Guccini (il cantante preferito di Renzi, che giorni fa ha annunciato di non voler votare Pd) che insieme a Lucia Dalla e Gianni Morandi ha inciso una canzone dedicata all’Emilia.

In platea circa 3000 persone, provenienti un po’ da tutta la Regione: sono loro il “popolo democratico” fatto di militanti, segretari di circolo, amministratori locali. Nelle prime file tutti i vertici regionali del partito, l’ex presidente Errani, il rettore dell’università Ivano Dionigi, il presidente della Fiera Duccio Campagnoli.

Il discorso di Bonaccini

Il candidato presidente del centrosinistra sale sul palco insieme a Renzi e inizia ringraziando le Forze dell’Ordine e condannando il “gruppo di scalmanati che ha impedito ad alcune centinaia di persone di entrare perché se ne sono andate spaventate”. Il segretario uscente del pd ringrazia l’ex presidente Errani per “questi lunghi 15 anni di governo” promette continuità ma anche cambiamento. Promette la piena occupazione e la riduzione delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie, anche a costo di tenere aperti i laboratori la domenica: “Non è più un tabù per nessuno lavorare la domenica” dice Bonaccini. In merito all’inchiesta spese pazze il candidato presidente ribadisce la fiducia nella magistratura e nella correttezza dei colleghi, ma promette che “se qualcuno avrà usato male i soldi pubblici dovrà pagare e pagare davvero”. L’Emilia Romagna che Bonaccini promette “non è un’isola felice, ma una regione di cui andare orgogliosi”.

Le contestazioni

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Erano circa duecento i contestatori che per qualche ora hanno aspettato Renzi all’esterno del PalaDozza. Divisi in due presidi: il primo era formato dai tirocinanti della giustizia; il secondo, più numeroso, era composto da militanti di collettivi e centri sociali e da attivisti dei sindacati di base. I primi avrebbero voluto raccontare a Renzi la propria difficile situazione; i secondi volevano contestarlo, come accaduto poche ore prima a Parma e come successo molte altre volte nelle scorse settimane. Fischietti, cartelli e grida da una parte; slogan, un impianto audio, striscioni, bandiere e fumogeni dall’altra. A presidiare il palazzetto dello sport decine e decine di agenti in tenuta antisommossa che sorvegliavano ogni accesso. Il presidio di collettivi e centri sociali si è avvicinato a pochi metri dal cordone di polizia e carabinieri: il fronteggiamento è durato alcuni minuti, sono volate alcune uova ripiene di vernice, e un paio di fumogeni, poi il presidio si è trasformato in corteo. All’esterno del Paladozza sono rimasti solo i precari della giustizia.

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Marciando verso la zona universitaria, il corteo degli antagonisti è passato nelle vicinanze di un circolo del Partito democratico, in via Galliera. Una decina di attivisti, protetti da uno striscione, ha lanciato uova contro la serranda abbassata e rotto a colpi di casco il vetro delle bacheche che si trovano accanto alla porta del Passepartout. “Danni per circa mille euro” dice più tardi il segretario del circolo. “Violenza gratuita e vigliacca- dice il segretario provinciale Raffaele Donini-. Non fermeranno la nostra passione politica con queste intimidazioni”.

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