Regione. Maxi-ricorso contro il Polo archivistico: “Così il pubblico uccide il mercato”

Bologna, 1 ago. – Violazione delle norme sulla concorrenza e aggiramento delle gare di appalto. Sono in sostanza questi gli elementi che vengono contestati all’ente della Regione che si occupa della archiviazione in formato digitale dei documenti delle pubbliche amministrazioni. Contro il ParER è stato depositato negli scorsi giorni un maxi-ricorso all’Autorità Anti Corruzione di Cantone e all’Autorità Garante della Concorrenza, che vede come firmatarie undici tra le più grosse aziende private che si occupano di conservazione digitale dei documenti delle pubbliche amministrazioni e che operano principalmente sul territorio emiliano-romagnolo.

Il ParER “sta erodendo importantissime fette di mercato per le altre società. Dal nostro punto di vista le amministrazioni appaltatrici devono fare delle vere e proprie gare. Quello che chiedono gli operatori economici del settore è nè più nè meno di non essere tagliati fuori dal mercato”, spiega l’avvocato Simone Uliana, che si è occupato della stesura del ricorso.

Istituito con una delibera della giunta Errani nel 2009, il Polo archivistico regionale dell’Emilia-Romagna (ParER) è una delle quattro strutture dirigenziali che fanno capo a Ibacn, l’istituto regionale dei beni artistici, culturali e naturali. E, dalla sua fondazione ad oggi, viale Aldo Moro ha erogato fondi all’ente per un totale di oltre 20 milioni, con un picco di 3 milioni e 700mila euro stanziati nel 2014.

“Il Parer non si limita a fornire servizi ad enti della Regione Emilia-Romagna- si legge nel comunicato dei ricorrenti- ma fornisce servizi di conservazione digitale ad enti pubblici fuori dall’ambito regionale, praticamente in tutta Italia e lo fa bypassando le normali regole delle gare di appalto, ovvero utilizzando accordi diretti con le pubbliche amministrazioni (art. 15 L. 241/1990). Per le aziende ricorrenti tali accordi tra pubbliche amministrazioni, avendo gli stessi ad oggetto servizi economicamente contenibili, si pongono in stridente contrasto con i vincoli imposti dalla normativa europea e nazionale sull’affidamento dei contratti pubblici”.

“Le società italiane- prosegue il comunicato- che dopo aver investito in questi anni notevoli capitali per realizzare le soluzioni tecniche e i servizi necessari a diventare conservatori accreditati presso l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale), da mesi si vedono sfilare da strutture come il ParER fette consistenti di mercato ogni giorno, totalmente impotenti di fronte a soggetti pubblici che operano in un mercato contendibile fuori dalle regole delle gare di appalto ed apparentemente senza alcun limite territoriale”.

“Manca in Italia- concludono i ricorrenti- un ampio dibattito, non solo nel settore della conservazione digitale, su come vengono impiegati i soldi dei contribuenti e sull’utilità di certi servizi”.

Le aziende che hanno presentato il ricorso sono 2C Solution, A.P. Systems, Archivium, Bucap, Enerj, Faber System, Marno, Medas, Namirial, Siav e Unimatica. Tutte accreditate presso l’Agid per svolgere servizi digitali di archiviazione e conservazione dei documenti delle Pa.

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