Referendum No-Triv. Bonaccini dice no: “Strumento sbagliato”

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La stazione di trivellazione Santo Stefano Mare (da Italian Offshore)

Bologna, 29 sett. – L’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha bocciato a maggioranza (contrario Pd e Fdi; favorevoli tutti gli altri, compresa Sel, alleata dei democratici), le richieste fatte dai consiglieri del Movimento 5 Stelle di indire un referendum abrogativo contro alcune norme, tra cui l’articolo 38 del cosiddetto ‘Sblocca Italia’, che consentono e facilitano le trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.

Modificare l’articolo 38 dello Sblocca Italia che regola le trivellazioni. E’ quello che chiederà il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, al Governo. Bonaccini l’ha annunciato in Aula durante il dibattito sulla richiesta di Referendum abrogativo. “L’Articolo 38 è confuso – ha detto Bonaccini – inattuabile in alcune parti, invasivo delle competenze regionali perché allontana le decisioni dai territori. Ma contiene anche elementi positivi, come il primo no secco a fracking e altre tecniche invasive. Standard qualitativi e migliorie”. Il presidente, pur comprendendo le ragioni di chi chiede il referendum, non considera questo “lo strumento più utile per affrontare le questioni. Per questo chiedo il sostegno dell’Aula per proporre in conferenza delle regioni e poi nella conferenza stato-regioni le modifiche dell’articolo 38″. Bonaccini si è detto convinto che il Governo possa accogliere questa richiesta e ha ipotizzato un tavolo di confronto immediato.

In aula il Pd ha approvato una risoluzione in cui si chiede alla Giunta di proporre al Governo “l’avvio di un percorso di revisione complessiva della normativa nazionale in materia di estrazione degli idrocarburi, che trovi la condivisione dei governi regionali e delle comunità territoriali e che sappia armonizzare il sistema nazionale, in linea con le direttive dell’economia blu e dello sviluppo sostenibile”. Questo perché l’articolo 38 dello Sblocca Italia presenta “profili che ne rendono difficile l’interpretazione e la stessa attuazione”.

“Il Pd per l’ennesima volta nega ai cittadini il sacrosanto diritto di decidere, dimostrando di avere una concezione abbastanza stravagante della democrazia”, commentano i  consiglieri del Movimento 5 Stelle in regione.  “Si tratta di una decisione grave – spiegano la capogruppo Giulia Gibertoni e i consiglieri Andrea Bertani, Silvia Piccinini, Gian Luca Sassi e Raffaella Sensoli – Il PD con il suo voto contrario alla nostra proposta dimostra ancora una volta il totale disprezzo verso la partecipazione dei cittadini, negando loro un diritto che invece dovrebbe essere sacrosanto. E pensare che questa operazione è portata avanti da una forza politica che si professa democratica ma che evidentemente ha una concezione di democrazia totalmente distorta. Noi volevamo che a decidere su un tema così importante fossero tutti. Il PD a quanto pare si preoccupa che a farlo siano come sempre in pochi”.

“Anche il Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna, che non si è espresso a favore dei referendum, riconosce i profili di difficile interpretazione delle norme dello Sblocca Italia e ne chiede la revisione complessiva con la condivisione dei governi regionali e delle comunità territoriali”. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Piero Lacorazza (Pd). “E questo – ha aggiunto – non fa che confermare, pur nelle differenti scelte adottate, la validità delle motivazioni che sono alla base dell’iniziativa referendaria, promossa unitariamente dai presidenti delle Assemblee legislative al di fuori di una logica politica e per affermare invece che non si possono tagliare fuori le Regioni, gli enti locali e i territori dalle scelte sul loro futuro”. Lacorazza ha poi evidenziato che “domani i rappresentanti di Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Campania e Liguria depositeranno i sei quesiti presso la Corte di Cassazione. Confidiamo che successivamente la Consulta possa valutare positivamente l’ammissibilità dei quesiti referendari, che intervengono per dire un netto no alle trivelle in mare oltre che per riaffermare il ruolo delle Regioni e degli enti locali nelle procedure che li riguardano.

Sono dieci i Consigli regionali che hanno deliberato favorevolmente sui quesiti in materia del decreto “Sblocca Italia”: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania, Molise. Raggiunto e superato, quindi, il quorum previsto dall’art. 75 della Costituzione per richiedere il referendum (bastano 5 consigli regionali). In Corte Suprema di Cassazione, domani 30 Settembre 2015, verranno depositati dai delegati regionali un totale di sei quesiti: il primo riguardo l’art. 35 del decreto sviluppo, ed altri cinque in materia di procedimento introdotto dal decreto cd. “Sblocca Italia”; dei quali tre sull’art. 38, uno sul decreto Semplificazioni del 2012 ed uno sulla legge n. 239 del 2004, che al decreto Sblocca Italia comunque si ricollega. (ANSA).

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