Referendum: niente quorum in regione. Bonaccini: “Sono molto contento”

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Bologna, 18 apr. – Anche Bologna e l’Emilia-Romagna lontane dal quorum del 50 % più 1. In regione hanno votato in 3 milioni e 324 mila, il 34% degli aventi diritto. Il si di coloro che chiedevano di fermare le trivellazioni in mare ha vinto con l’80% dei voti. Diverso il dato di Ravenna, dove il ‘no’ è arrivato al 29,4%.

In provincia di Bologna l’affluenza è stata di poco più alta: 36, 79%. Un dato in linea con quello delle Due Torri. A Bologna hanno votato 105.201 persone, il 36,81 degli aventi diritto. Meno che alle elezioni regionali del 2014, quando alle urne andò il 39%. Il quartiere dove si è votato di più è Borgo Panigale, con il 42,62%, fanalino di coda il Santo Stefano con il 37,36. In zona colli ha votato solo il 26% degli aventi diritto.

Il presidente della Regione Stefano Bonaccini si dice “soddisfatto” per il mancato quorum al referendum di ieri sulle trivelle. “Abbiamo evitato di mettere a rischio posti di lavoro“, commenta questa mattina, a margine di un’iniziativa all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. “Sono molto contento- afferma Bonaccini- sarà deluso qualcun altro: non chi è andato a votare, che rispetto e che ha sempre ragione, ma chi ha voluto caricare su troppi una discussione che a un certo punto non era più di merito”.

Bonaccini ricorda il lavoro fatto in questi mesi come Conferenza delle Regioni col Governo (“Mi sono speso e ci ho messo la faccia”), che ha portato alla decadenza di cinque quesiti referendari. L’ultimo rimasto riguardava “l’andare all’esaurimento o meno dei giacimenti e non nuove trivelle, che non si possono fare- sottolinea il governatore- per fortuna il Governo aveva già cambiato un po’ idea”. Bonaccini ci tiene a rimarcare in particolare i risultati del referendum a Ravenna, “dove le piattaforme ci sono da tempo. È il capoluogo di provincia dove hanno votato meno persone e di quelle un terzo ha votato no, perché chi vive lì sa che è un’economia che dà lavoro ed è sicura”. Adesso però, manda a dire il presidente, “nessuna polemica. Si lavori a un piano energetico nazionale, che abbia al centro sempre più l’investimento sulle rinnovabili”. E si dice “d’accordo” con l’ex premier Romano Prodi perché le royalties dalle estrazioni “siano investite per le energie alternative”.

Secondo Piergiorgio Corbetta dell’Istituto Cattaneo di Bologna, lo strumento referendario è stato in questo caso usato “in maniera sbagliata”. Per Corbetta non ci dovrebbero essere ricadute sul voto per le amministrative, potrebbero essercene invece ad ottobre, quando ci sarà il referendum (senza quorum) sulle riforme istituzionali del governo Renzi. Anche a causa dell’appello a non votare. “Tutti sapevano che il referendum sarebbe andato male, era assolutamente prevedibile”. Il risultato referendario, spiega Corbetta, comunque rinforza politicamente Renzi e tutti coloro che hanno detto di non andare alle urne, mentre indebolisce chi ha fatto campagna per il ‘sì’.

 

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