Re Niliu: dalla Calabria contadina all’orecchio cosmico

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4 dic. – Quando sul finire degli anni Settanta sembrava ormai tramontata la stagione d’oro del rock-progressivo italiano, nuove forze creative si sprigionarono piuttosto nell’ambito della contaminazione folk-etnica. In questo senso, già agli inizi del decennio, le esperienze degli Aktuala come le prime prove mature del Canzoniere Del Lazio avevano registrato un inedito interesse per la fusione libera di diversi stili, timbri e ritmiche della musica popolare di tradizione anche extra-europea. Tuttavia, a partire dall’omonimo primo disco di Mauro Pagani del 1978, seguito dai progetti affini e paralleli dei Carnascialia e dei Malvasia del 1979, la volontà di una rielaborazione delle sonorità mediterranee, nord-europee o medio-orientali, si confemò ancora una volta come prerogativa di diversi musicisti della scena underground italiana. La vicenda artistica dei Re Niliu nasce in quel preciso frangente storico della musica progressiva italiana, in un clima di fervida ricerca culturale e sperimentazione sonora.

Nella Calabria di quel tempo il cui universo pastorale era già stato cantato da un autore storico come Otello Profazio, non vi era ancora nessuna formazione che partendo dalla radici folkloriche locali avesse sviluppato un discorso musicale di più ampio respiro, che poteva comunque valersi come esempio degli adiacenti progetti della scena napoletana con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e i Musicanova o in Sicilia con il revival incarnato dall’ensemble della Taberna Mylaensis. Grazie soprattutto agli infaticabili Ettore Castagna e Sergio Di Giorgio, la prima attività pioneristica dei Re Niliu sarà dedita specialmente alla ricerca sul campo percorrendo di lungo e largo la regione alla ricerca di vecchi cantori e costruttori di strumenti tradizionali da cui apprendere le tecniche esecutive e i repertori. La rivalutazione di strumenti quasi desueti come la lira calabrese, insieme alle diverse tipologie di zampogna, e ad altri strumenti come la pipita, i fischiotti o il tamburello coinciderà anche con le prime uscite concertistiche che culmineranno nella pubblicazione del primo album No Suli e No’ luna del 1984, già rivelatorio di un sound maturo e dagli arrangiamenti ricercati molto personali. A partire dall’anno successivo, l’ingresso in formazione del batterista Mimmo Mellace, come anche di Danilo Gatto e Stefano Megna (e più avanti di Enzo Tropepe al basso nel 1990) segnerà anche il tempo delle prime deviazioni ed influenze di natura elettro-acustica già percepibili in alcuni brani del secondo lavoro in studio Caravi del 1988. Forti di queste componenti culturali la poetica trasversale dei Re Niliu avrà ben presto eco internazionale, non solo suonando in diversi prestigiosi festivals europei, ma potendo esibirsi anche oltreoceano in diverse rassegne folk in Canada e negli Stati Uniti.

Quando a metà anni Novanta, nel vivo di una nuova fase fortunata della sperimentazione folk-etnica italiana, che celebrava autori come Agricantus, Daniele Sepe, Al Darawish, Dissoi Logoi o Enzo Rao, i Re Niliu pubblicheranno l’album Pucambù (1994), questo si rivelò essere non solo rappresentativo di quella medesima scena alternativa nostrana, ma di fatto il lavoro più originale e completo della band. Il sound di Pucambù, intriso di folklore calabrese e mediterraneo, ritmiche nord-africane, echi medio-orientali, rock, effetti elettronici ed elementi di musica contemporanea, diventerà, a partire da quel momento, la cifra distintiva del collettivo calabrese. Nonostante le defezioni di Megna e Gatto che formeranno i Phaleg, l’avventura dei Re Niliu si snoderà attraverso tutta la seconda metà del decennio con un’attività piuttosto regolare che porterà al concepimento anche di nuovo materiale inedito, grazie ai progetti “Oliod’olivaurbanomassimaacidità” e “Sciafrò”, che tuttavia non ebbero sbocchi discografici.

Tra il 2001 e il 2013, pur non sciogliendosi mai in maniera definitiva o ufficiale, il gruppo sospenderà la sua attività, in virtù anche della formazione di nuovi ensemble da parte dei componenti, tra cui Ettore Castagna che fonderà i Nistanimera, Sergio di Giorgio che animerà i Cumelca, e lo stesso Mimmo Mellace impegnato nel Il Parto Delle Nuvole Pesanti e in tempi più recenti coi gli Ashroom e i Jed Balack. Il ritorno dei Re Niliu, segnato dal disco In A Cosmic Ear del 2015 conferma quelle medesime influenze e linee direttive di ricerca sonora che eran state fondamentali dell’opera seminale Pucambù , ancora una volta cercando “l’intrigo con altri Sud musicali nella zuppa metamorfica di un pianeta che si muove”, “accettando la sfida della contemporaneità, attraversando senza troppi timori il mondo di echi e di specchi del digitale”.

a cura di Andrea Maria Simoniello

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