Lo showcase di Ralegh Long tra folk, magia e senso bucolico

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3 feb. – “Penso che Hoverance sia proprio un disco pastorale, bucolic0“: così il giovane Ralegh Long sul suo album di debutto, uscito ad aprile per Gare Du Nord e presentato la scorsa settimana dal vivo al Modo di via Mascarella. Il cantautore è passato da Maps per uno showcase che ben rappresenta non solo la produzione musicale di Long, ma anche il suo vissuto. “Sono originario delle campagne intorno a Londra”, ha raccontato il nostro ospite, “e sono tornato nei luoghi dove sono cresciuto dopo essere stato per un po’ nella metropoli“. Ralegh ha pensato a lungo a cosa avrebbe fatto a quel punto nella sua vita e questo pensare si riflette nelle canzoni del disco, che hanno anche a che fare con il rapporto tra le stagioni e gli stati mentali. “Certi momenti dell’anno sono per me vicini a certi momenti che viviamo nella nostra mente: insomma, la campagna è una metafora della nostra esperienza psicologica“, ci ha detto.

Molti hanno posizionato Long sulla stessa linea di nuovi cantautori, come Tobias Jesso Jr., che riprendono il songwriting degli anni ’70: “Mi ritrovo molto in quello stile”, ha confermato il nostro ospite, rivelando una passione per Nick Drake: “Penso sia un grande perché mischia il folk con qualcosa che è vicino al soul“. La cultura tradizionale è al centro degli interessi del musicista inglese: “Ogni tipo di folk ha a che fare con la magia! Probabilmente ha che fare con il territorio in cui viene creato, ma anche con la vita quotidiana. Pensiamo anche ai poeti romantici inglesi: parlano del potere dell’irrazionalità. Amo Martin Carthy e i Fairport Convention, band di questo tipo.” Se aggiungiamo questi nomi e a quelli già riportati gli altri che Ralegh Long cita (l’underground USA anni ’80 e ’90 e il power pop dei Big Star), capirete che la musica che potete ascoltare qua sotto ha molte più fonti di quello che si potrebbe immaginare…

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