Raffaella, sotto sfratto, non ce l’ha fatta

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Bologna, 23 giu. – Una storia di solitudine, di disperazione, di frustrazione che ha avuto la sua più tragica conclusione: un cappio al collo, la corda legata alla finestra di una casa sotto sfratto. Raffaella Godi ha pianificato il suo suicidio, a Ponte Ronca di Zola Predosa, mettendo a letto a dormire i due figli prima di compiere quel gesto, la sera di lunedì 22 giugno.

A trovarla è stato il compagno, un italiano di 50anni che condivideva, tra frequenti e accese discussioni, una vita segnata negli ultimi anni da espedienti. Lei aveva aperto una ditta di pulizie, Edil Pulish, che non aveva però avuto successo. Lui faceva il manovale e viveva di lavori saltuari nella ditta in cui il fratello era dipendente. I vicini di casa hanno spiegato che spesso li avevano sentiti litigare, lui chiuso fuori nel pianerottolo. Ieri sera, però, nessuna discussione, così come hanno escluso che ci fossero state litigate negli ultimi giorni.
In paese, tra le persone che abbiamo incontrato, nessuno conosceva il nome della donna. “Ormai la gente passa ma non si conosce più nessuno” commenta la tabaccaia. Ponte Ronca è una piccola frazione, che si snoda sulla strada principale che porta da Zola Predosa alla Valsamoggia. Di fronte al centro sportivo c’è un nuovo complesso residenziale, costruito poco più di 10 anni fa, ed è in uno di quegli appartamenti, sotto sfratto, che la 41enne ha pianificato il suo suicidio.

I Servizi sociali di ASC Insieme seguivano la famiglia dal dicembre 2014, quando la signora si era rivolta allo sportello sociale perché con la richiesta di aiuto in conseguenza del procedimento di sfratto per morosità per l’alloggio di residenza, non pagava l’affitto dal luglio 2013.
Il servizio sociale ha attivato, senza successo, l’adesione al Protocollo sfratti, ottenendo solo un rinvio a 9  luglio, quando era atteso per la terza volta l’ufficiale giudiziario.
Il Comune di Zola Predosa fa sapere che la signora ed il compagno avrebbero individuato, tramite conoscenti, un appartamento a Zola Predosa con un canone di 600 euro mensili, senza spese condominiali. L’assistenza sociale avrebbe poi dato loro la possibilità di richiedere un aiuto economico per la caparra e per i canoni del nuovo alloggio. Ma proprio l’andare in fumo di questa nuova sistemazione potrebbe essere stato il motivo che ha fatto scattare la tragedia.

Da settimane, la donna era costretta a cucinare per sè e per i figli utilizzando solo un forno a microonde, dopo che le era stato staccato il gas. Ma anche altre bollette e l’affitto non venivano pagati da tempo.
Una disperazione e rabbia crescente che emerge anche da ciò che scriveva cui social network. A febbraio lì qualcuno le ha segnalato una casa d’affitto, a dicembre si lamentava che gli aiuti familiari per scuola d’infanzia e baby sitter erano previsti solo per i bimbi sotto i 7 anni. Gli ultimi post, fermi a marzo, riportano alcune frasi del leghista Matteo Salvini contro profughi, migranti e chiusura degli Opg. Lo stesso leader del Carroccio non rinuncia a commentare il gesto estremo della donna chiedendo: “Stato italiano, dove sei?”.

Un commento arriva anche da Giovanni Paglia, deputato di Sel: “La tragedia che irrompe e dovrebbe fare a pezzi tutte le stupidaggini di chi si fa bello a dire che la casa non è un diritto”. A chiedere la moratoria sugli sfratti, e la fine degli sgomberi, si ergono gli “inquilini resistenti” della rete Social Log, che solo ieri in una nota aveva ricostruito i numeri del “massacro sociale degli sfratti nel nostro territorio durante il 2014”.  In Emilia Romagna, lo scorso anno, ci sono state 20.750 richieste di esecuzione sfratti e 5.472 sono stati eseguiti. Molti di questi anche a Bologna, dove ne è stato calcolato uno ogni 319 famiglie residenti. Nella nota, gli “occupanti di case si stringono intorno alla famiglia e abbracciano il papà e i figli in questo momento di lutto e dolore”. Poi rilanciano: “Alziamo a gran voce un grido di rabbia affinché la morte terribile di questa mamma apra immediatamente un percorso di moratoria degli sfratti, requisizione di immobili privati e pubblici sfitti e in disuso, e abolizione dell”articolo cinque del Piano casa”, che impedisce la residenza nelle case occupate. Domani pomeriggio, ricorda Social Log, alle 19 nella palazzina ex Telecom occupata è fissata un’assemblea cittadina per il diritto all’abitare.

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