Qui non si parla di politica…

Abbiamo letto “avidamente” le disposizioni impartite dal Cardinal Caffarra ai preti bolognesi in merito alla prossima campagna elettorale. Difficilmente si può rintracciare tanta arte retorica formalmente ineccepibile dispensata da un pulpito così traballante.

In buona sostanza il nostro Cardinale si preoccupa di non mischiare le carte in tavola, secondo la consumata disposizione di distinguere tra ciò che appartiene a Cesare e ciò che appartiene a Dio.
Ebbene, nel suo “primo comandamento” Caffarra afferma che: “Noi sacerdoti dobbiamo rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, astenendoci assolutamente dall’appoggiare qualsiasi partito o schieramento politico o candidato sindaco. Questa esigenza è fondata sulla natura stessa del nostro ministero. «Infatti, pur essendo queste cose buone in se stesse, tuttavia sono aliene dallo stato clericale, in quanto possono costituire un grave pericolo di rottura della comunione ecclesiale» [Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv. 1°; EV 14/798]. È dunque inammissibile che un sacerdote sostenga pubblicamente una parte politica o un candidato sindaco, e tanto più che organizzi o partecipi a manifestazioni di sostegno.”

Ecco il primo interrogativo. A chi si riferisce il Cardinale? Forse al suo vice, il Monsignor Vicario Ernesto Vecchi, che da pulpiti ecclesiastici e televisivi conciona a ogni piè sospinto su temi politici e amministrativi relativi a Bologna e Provincia? A quello stesso Monsignor Vecchi che definì all’inizio della campagna elettorale del 2009 Giorgio Guazzaloca “campione di civicità”, salvo mollarlo pochi mesi dopo per abbracciare il signor Flavio Delbono, a cui prestò persino le sue TV e il suo intervistatore personale?

Il dubbio ci assilla, cercheremo di non perdere d’ora in poi nessun telegiornale di E’TV Bologna per cercare di capirne di più. Nel frattempo continuiamo con la lettura della lettera ai parroci: nei punti 2/3/4 si ribadisce in maniera impeccabile che le parrocchie non devono diventare luoghi di assemblee politiche e di adunate sediziose. In particolare Caffarra ci tiene che i sacerdoti abbiano cura di vigilare affinché all’interno dei locali annessi delle parrocchie e/o dell’ente ecclesiastico non si facciano volantinaggio, affissione di manifesti o comunque altre forme di propaganda elettorale, né si utilizzino a questo scopo mezzi di comunicazione quali bollettini parrocchiali e simili..

Parole sacrosante. Con tutto quel che spende (e fa spendere..)  la Curia tra E’TV, Radio Nettuno, il quotidiano L’Informazione e Bologna Sette, non è che poi ognuno si mette far propaganda “faidate”.
Che poi magari uno si confonde e sostiene il candidato sbagliato…

Il punto però in cui il Cardinale si supera è l’ultimo, il numero 5.
Giungiamo qui a uno dei momenti più alti e criptici dell’esercizio del pensiero cardinalizio, espresso con la cosueta consumata ambiguità. Dice Caffarra: È un diritto dei fedeli essere illuminati dai propri pastori quando devono prendere decisioni importanti, e quindi corrispettivamente dovere dei sacerdoti di illuminarli. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, teniamo presente quanto segue: Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che, per definizione, non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei beni umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire. Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione della nostra città di Bologna quali beni umani fondamentali dovranno essere tutelati e promossi dalla futura amministrazione, e giudicare quale parte politica – per i programmi che dichiara e per il candidato che propone come Sindaco – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione. L’aiuto che noi sacerdoti dobbiamo dare, consiste nell’illuminare il fedele perché individui quei beni umani fondamentali. Il Magistero della Chiesa è di imprescindibile riferimento in questo sostegno al discernimento del fedele. Ma il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica e quale candidato Sindaco a suo giudizio dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei beni umani in questione. Questo sarebbe in realtà un’indicazione per chi votare.

Veramente eccellente, duemila anni di esperienza non sono passati invano: tradotto dal curiese il monito di Caffarra si può interpretare così:

1) il problema non è illuminare, ma decidere chi è “l’illuminatore”. E questo lo decidiamo noi (la Curia e io medesimo in quanto Cardinale).

2) Noi non sposiamo nessuno, ma appoggiamo qualcuno solo in relazione alla convenienza che possiamo trarne: spetta a noi spiegarvi, caro gregge, quali sono per noi i “beni umani fondamentali” per cui val la pena schierarsi.

3) Questi beni umani fondamentali devono essere “tutelati e promossi” dal nuovo sindaco e dalla nuova amministrazione. Visto che non facciamo altro che chiedere finanziamenti per le nostre scuole e per le nostre organizzazioni, al sacerdote sarà facile intuire cosa intendiamo con “beni umani fondamentali”.

4) Infine, visto che siamo preti, evitiamo di esporci e di intervenire pubblicamente per sostenere il nostro candidato attraverso un libero dibattito: basta indicare, sommessamente, ai fedeli le disposizioni che a tempo debito vi invieremo.

Eccellente esercizio dell’alto magistero, non c’è che dire. Ci sfugge tuttavia cosa centri in tutto questo Don Nicolini: forse la sua colpa, se così vogliamo chiamarla, è di non nascondersi dietro all’ipocrisa di una finta equidistanza, parlando apertamente di quali sono per lui i “beni umani fondamentali”.
Che poi non coincidano del tutto con quelli a cui pensano il Cardinal Caffarra e Monsignor Vecchi è cosa nota…

Paolo Soglia

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