Questo matrimonio (gay) non s’ha da fare

Bologna, 18 apr. – Con l’arrivo della bella stagione aumentano anche le celebrazioni dei matrimonio e tra questi, da quest’anno, anche la possibilità per le coppie dello stesso sesso di festeggiare una unione civile. Così, Elisa e Giulia (nomi di fantasia) avevano deciso di celebrare la loro unione a Bologna, in Italia, vicino alla propria casa invece di viaggiare fino in Portogallo, come inizialmente ipotizzato, dove è riconosciuto il matrimonio egualitario.

Ma gli ostacoli della discriminazione sembrano ancora molti. E così le due ragazze raccontano di essersi viste negare la location scelta e prenotata da febbraio dalla proprietaria di una villa, quando lei ha scoperto che si trattava di una coppia di spose.
“Non abbiamo mai negato che siamo due ragazze” spiega Elisa, che insieme alla sua futura moglie ha deciso di rivolgersi agli avvocati Cathy La Torre e Michele Giarratano dello studio Gay Lex. Tutti contatti erano avvenuti precedentemente con i soli dipendenti della struttura, usualmente utilizzata per festeggiare matrimoni e di cui i legali non stanno diffondendo il nome “finché la causa legale è pendente”. La data scelta era quella di giugno, si stava preparando il catering e gli inviti, poi la doccia fredda.

“Hanno inviato a chi si occupava per noi di catering, luci e fiori una mail che comunicava che, cause familiari, annullava la data. Senza darci alternative” dice Elisa. “Quando ci hanno chiamato per dircelo siamo rimaste congelate”.
Ora c’è da ricominciare tutto da capo ma il matrimonio si farà, assicura Elisa: “Non ci faremo fermare da persone come queste”.

“In assenza di una legge contro la discriminazione per le persone Lgbt” spiega una degli avvocati che sta seguendo il caso, Cathy La Torre, “ricorreremo per responsabilità contrattuale”.

“Nessuna discriminazione”. Contattata da Repubblica Bologna, l’avvocato dell’agriturismo, che chiede di mantenere l’anonimato, non vuol sentire parlare di discriminazioni. “Se ho escluso due donne gay? Una domanda che mi offende. Abbiamo inviato una mail – ha spiegato al quotidiano – dove abbiamo spiegato che per motivi familiari quel sabato di giugno è impegnato. Non avevamo firmato alcun contratto, non è stato versata una caparra. Il nostro è un agriturismo a conduzione familiare, non una sala ricevimenti. Una casa privata dove ci trasferiamo da maggio a settembre”. E ancora: “Qui si confondono fischi per fiaschi. Io non giudico nessuno, ritengo che i miei valori vadano rispettati al pari di altri”.

La richiesta di rettifica del legale dei proprietari dell’agriturismo

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