Pugno Chiuso sotto le Due Torri: “Sgomberati nel silenzio della città”

Bologna, 11 ago. – Dicono di essere sistematicamente censurati, che nessuno vuole parlare di loro perché “così ha deciso la massoneria di Bologna”. Dopo settimane di presidio davanti ai palazzi sgomberati e murati in via Gandusio, gli attivisti dell’associazione Pugno Chiuso – gli “ultimi irriducibili” come li ha chiamati il presidente di Acer Alberani – hanno deciso di presentarsi col megafono sotto le Due Torri per denunciare le ingiustizie che dicono di aver subito da parte della stessa Acer, l’azienda pubblica della casa che ristrutturerà i palazzi e che ha sfrattato gli occupanti senza titolo.

Acer ha parlato di circa 40 persone sfrattate a cui comunque sono state offerte soluzioni emergenziali, Pugno Chiuso invece alza il tiro a 90 nuclei familiari e sostiene che a nessuno di loro sia mai stata offerta una soluzione accettabile.

Oggi sotto le Due Torri gli attivisti di Pugno Chiuso si sono presentati in meno di 10, uno di loro si è “incatenato” con una corda alla Garisenda e col megafono ha raccontato quel che è successo questa mattina.

Gli attivisti rimasti nel presidio stradale davanti ai palazzi di via Gandusio sono stati sgomberati, e ad alcuni di loro sono stati erogati fogli di via. Pugno Chiuso racconta di un suo associato, uno straniero senza i documenti in regola “per colpa dei suoi datori di lavoro”, che rischierebbe l’espulsione dall’Italia. Le richieste dell’associazione sono sempre le stesse: case popolari per tutti, anche per chi non è in regola con gli affitti o ha occupato senza mai pagare una mensilità. “Le case popolari sono degli operai perché le hanno pagate loro”, è il mantra ripetuto al megafono.

      Pugno Chiuso

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