Pugno Chiuso occupa la palestra del circolo Guernelli. L’Arci: “Doveva aprire fra un mese”

via-gandusio-bolognaBologna, 23 feb. – “Da oggi apriamo la palestra, per troppo tempo inutilizzata, dei palazzi di via Gandusio 6-8”. Inizia così un lungo comunicato firmato da Asia-Usb e dall’associazione sindacale Pugno Chiuso. Alla palestra di via Gandusio gli attivisti hanno anche dato un nome, “Spazio Popolare Abd El Salam”, in ricordo del facchino del sindacato Usb investito e ucciso da un camion a Piacenza durante uno sciopero. A prima vista un’occupazione come tante altre in città, in questo caso un modo per protestare contro la ristrutturazione dei palazzi Acer di via Gandusio, con i relativi e annunciati sfratti per gli occupanti senza titolo che Pugno Chiuso da tempo rappresenta e difende.

Peccato però che la “palestra inutilizzata” un nome già ce l’abbia, “Palestra Popolare Gino Milli“, sia da tempo in gestione al circolo Arci Guernelli e nei piani dei soci Arci dovesse riaprire dopo anni di inutilizzo entro fine marzo. I soci del circolo ne hanno infatti ottenuto la gestione ad aprile 2015 e da quella data hanno lavorato per ristrutturare gli spazi e riaprirli, ottenuto un finanziamento dalla Fondazione del Monte e raccolto con cene, iniziative online e altri eventi migliaia di euro. Così sono stati sistemati bagni, riscaldamento, impianto elettrico e antincendio, ridipinti i muri, rifatte le docce.

“I lavori per la riapertura al pubblico hanno comportato uno sforzo immane dei soci e delle associazioni presenti e vicine al Circolo e di Arci Provinciale – si legge in un comunicato del Guernelli – Grazie all’impegno di tante e tanti siamo riusciti a recuperare le ingenti risorse necessarie a ristrutturare i locali della palestra la cui apertura era prevista per fine Marzo 2017 per ottemperare alle ultime disposizioni in materia di sicurezza”. La raccolta fondi, con cene, donazioni anche online e iniziative di raccolta fondi, aveva portato a raccogliere i fondi necessari per la completa risistemazione della palestra, che avrebbe dovuto riaprire quindi a brevissimo, spiegano i soci.

Invece, si legge nel comunicato del circolo Arci, “questa mattina una trentina di persone che fanno riferimento all’Associazione Sindacale Pugno Chiuso e Asia, hanno divelto la porta della Palestra e hanno occupato la Palestra stessa senza alcun avvallo da parte del Circolo Arci Guernelli che anzi stigmatizza tale azione”. Un’azione che i soci non riescono a spiegarsi anche perché, prosegue la nota, “il Circolo Arci Guernelli , con il Direttivo insediatosi quattro anni fa, ha caratterizzato la propria esistenza sia nel Quartiere che verso la città intera come un luogo di incontro, spazio di confronto, rivolto anche alle situazioni più marginalizzate”. Pur comprendendo la difficile situazione abitativa in cui vivono alcune famiglie del complesso di via Gandusio, ribadiamo che l’azione di oggi eseguita dall’Associazione Pugno Chiuso e Asia ha come unico prodotto un danno evidente per il Circolo Arci Guernelli e per gli abitanti che attendevano di potere utilizzare la Palestra in sicurezza e con le attrezzature necessarie e nulla risolve per chi è in situazioni di precarietà abitativa e oggetto di sfratto”.

Nel comunicato di Asia-Usb e Pugno Chiuso, i cui attivisti erano a conoscenza della situazione e della imminente riapertura della palestra, si legge: “Salviamo uno spazio dall’inutilizzo e dal decadimento e lo riconsegnamo alla città, a chi ha voglia di incontrarsi e organizzarsi, di alzare la testa e riconoscere che una risposta diversa si può dare, che possiamo smettere di subire e ricominciare a decidere del nostro futuro. Uno spazio aperto a lavoratori, studenti, inquilini di case popolari, precari, disoccupati, in solidarietà con i percorsi di lotta per i diritti e resistenza a sfratti e sgomberi in città. Uno spazio che non sorge in un luogo casuale, ma a ridosso dei palazzi di via Gandusio, alloggi pubblici con contratto breve in cui da tempo gli inquilini si sono organizzati per difendersi dagli sfratti per finita locazione, dato che ad oggi risulta impossibile per loro accedere a soluzioni più stabili. Questi palazzi sono ora sotto minaccia di sgombero, ma non ci facciamo intimorire e, anzi, rilanciamo invitando la città a vivere lo spazio da oggi ai prossimi giorni, in cui sarà pieno di iniziative e arricchito da idee, spunti e attività che tutti coloro che vengono sono invitati a portare. Aprire uno spazio come questo, oggi, significa lottare per il diritto a una città vivibile, sottraendo spazio alla speculazione edilizia e al degrado creato da intere zone della città non curate dall’amministrazione, isolate e ridotte in macerie per l’alta quantità di palazzi vuoti”.

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