Protomartyr: la disperazione esiste e non ci puoi fare nulla

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22 apr. – Con l’ultimo The Agent Intellect i Protomartyr hanno imposto con decisione il loro nome sulla scena musicale alternativa contemporanea. La band mischia in maniera convincente le asperità del post punk con la cupezza di una visione del mondo a dir poco negativa, ma temperata dall’atteggiamento quasi da crooner del frontman e cantante Joe Casey, che abbiamo intervistato a Maps venerdì scorso, quando la band di Detroit era a Bologna per un concerto al Covo Club, un club che ha messo a proprio agio i musicisti, e con cui ci sono affinità elettive: “Noi veniamo dalle band punk e hc che suonano in posti piccolissimi, con poco pubblico, fatto per lo più di amici. Ma la storia musicale della città è talmente ampia che non si finisce mai di scoprirla. Siamo orgogliosi di essere di Detroit e sì, la scena punk della città ci ha proprio influenzati“.

Il nostro ospite ha raccontato qualcosa sul terzo album e sul suono del disco uscito a ottobre per Hardly Art e finito in molte classifiche musicali del 2015: “Abbiamo registrato l’album nelle stesse condizioni del precedente [Under Color of Official Right del 2014, ndr], ma abbiamo speso più tempo sulle musiche e sulle parole“, che talvolta suonano personali e confessionali come non mai nel repertorio di Casey. “Non so se le storie che racconto in questo album siano più personali, ma di certo questa volta ho voluto parlare di mia madre: non sai mai quanti dischi avrai la possibilità di fare, quindi – mi sono detto – meglio che lo faccia ora”: il musicista ha perso la genitrice proprio durante la lavorazione del disco che, ovviamente, ha preso delle tinte molto cupe anche per chi era abituato alla, diciamo, non eccessiva allegria della band di Detroit.

Una disperazione che è anche la forza dei lavori dei Protomartyr. Ma davvero non c’è speranza, una vita d’uscita negli scenari raccontati dalle parole di Casey e dalle musiche dei suoi sodali Greg Ahee, Alex Leonard e Scott Davidson? “No, mi dispiace, non c’è via d’uscita. Il trucco, però, è che esiste disperazione e cupezza nella vita di ognuno: bisogna semplicemente farci i conti senza farsi abbattere troppo. Mi rendo conto che non è un gran consiglio, ma è tutto ciò che posso dirvi.”

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