Processo Aemilia. Per l’aula bunker si guarda a Firenze o Milano

Bologna, 1 lug. – Si è conclusa con l’invio degli avvisi di fine indagine l’inchiesta antimafia Aemilia. Sono 224 gli indagati, circa 200 i capi di imputazione, per 151 pagine. “Un quadro molto allarmante” lo descrive il procuratore Roberto Alfonso, illustrando i contenuti dell’atto. “Qui non manca nulla, questi reati sono significativi della capacità di infiltrazione che l’organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza. E la fase è ancora suscettibile di evoluzione…”, avverte Alfonso.

A gennaio scadono i termini di custodia cautelare, fra settembre e gennaio bisogna celebrare l’udienza preliminare. Le persone attualmente in misura cautelare sono 62, tra custodie in carcere e domiciliari, sei dei quali sottoposti al carcere duro del 41 bis. Si tratta dei soggetti ritenuti capi dell”organizzazione malavitosa: Michele Bolognino, Antonio Silipo, Nicolino Sarcone, Francesco Lamanna, Antonio Gualtieri e Romolo Villirillo (Giuseppe Giglio non comparirebbe nell’elenco).
Sono 54 gli indagati per associazione a delinquere di tipo mafioso cui si contesta la direzione dell’organizzazione: appunto Sarcone, Bolognino, Lamanna, Gualtieri e Villirillo, oltre a Alfonso Diletto.

Ma sono ritenuti organizzatori anche l’imprenditore Giuseppe Giglio, Salvatore Cappa, Silipo, Gaetano Blasco e Antonio Valerio (gli ultimi due erano stati intercettati mentre ridevano dopo le scosse del 2012 in vista dei possibili ”affari”). “Tutti gli altri gli abbiamo considerati come appartenenti all’organizzazione”, spiega Alfonso. Spiccano anche le posizioni di concorso esterno, in particolare quella dell’ex assessore Pdl del Comune di Parma Giovanni Paolo Bernini e di Augusto Bianchini, Bruno Braga, il giornalista Marco Gibertini, il consigliere comunale di Reggio Giuseppe Pagliani (eletto con Forza Italia), di Roberta Tattini, Fulvio Stefanelli e Giovanni Summo. Senza dimenticare gli ex ispettori di Polizia Antonio Cianflone e Francesco Matacera. “Dopo la custodia cautelare, sono stati portati avanti approfondimenti investigativi ulteriori che hanno confermato l’impostazione”, rimarca il procuratore capo. Oltre alle posizioni principali, sono stati contestati circa 200 reati (i capi di imputazione sono 189, cui vanno aggiunte le contestazioni bis e ter). “Ci sono numerosissime estorsioni oltre ai danneggiamenti collegati, tante usure e incendi. C’è stato un periodo in cui Reggio Emilia era una città infuocata”, ricorda Alfonso, citando la decina di danneggiamenti ai camion. Altro capitolo e” dedicato agli affari dell”organizzazione criminale: ci sono i reati di reimpiego di capitali illeciti, “numerosissime” intestazioni fittizie, alcuni reati sui rifiuti e contravvenzioni collaterali, tante frodi e reati fiscali (fatture per operazioni inesistenti).

Ora c’è il problema dell’aula per la maxi-udienza preliminare: “Se il ministero dovesse proporci una soluzione idonea, alternativa a Bologna, non avrei difficoltà ad aderire”, ha spiegato Alfonso. Potrebbe quindi tenersi a Firenze o a Milano, proprio dove il procuratore capo uscente di Bologna Roberto Alfonso opererà a breve come nuovo procuratore generale. Gli indagati sono oltre 200 e almeno altrettanti saranno i loro avvocati: un’aula attrezzata per un’udienza del genere, che durerà da uno a tre mesi, stima il procuratore, a Bologna non ci sono. Adeguarne una costerebbe soldi e tempo: considerata la deadline di gennaio, quando scadranno i termini delle custodie cautelari, non si può indugiare più di tanto. Se il presidente del Tribunale di Bologna Francesco Scutellari aveva già avvertito sui rischi di immagine nel caso l’udienza si tenesse fuori Bologna, dunque, sembra che alternative non ce ne siano. L’ipotesi Fiera, taglia corto il procuratore, costerebbe 100.000 euro solo di affitti (andrebbero aggiunte le spese per gli impianti delle videoconferenze alla luce dei 41bis da sentire) e bisognerebbe ritagliare uno spazio di 1.500 metri quadri su 10.000 per ricavare uno spazio adeguato. Precisa Alfonso: “Il Comune si è messo a disposizione per la ricerca di un’aula, ma deve essere idonea. Non solo per contenere le numerosissime persone, ma anche per essere attrezzata con gli impianti necessari. Servirebbe un rilevante investimento economico in carico al ministero, che ci ha già fatto sapere che ha grandi difficoltà a reperire le risorse necessarie”.

E Reggio Emilia, il territorio al centro dell’inchiesta? Alfonso dice di scartarla come location preliminare: “Diverso è il discorso del dibattimento, che può preoccupare di meno e che si farà a Reggio Emilia perché, probabilmente, ci saranno dei patteggiamenti e dei giudizi abbreviati, il procedimento verrà spezzettato in più parti e quindi potrà essere comodamente trattato”. Ma se poi il numero degli imputati restasse elevato? “Sarà un problema di Reggio trovare l’aula per tutta la durata del dibattimento”, conclude Alfonso.

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, interrogato oggi in Parlamento, non spiega se l’udienza preliminare si terrà effettivamente a Bologna o in altre sedi più idonee. Nella sua risposta alla Camera sulla base dell’interrogazione del Movimento 5 Stelle, Orlando ha detto che saranno “oggetto di tempestiva adozione tutti i provvedimenti necessari alla migliore celebrazione di un processo che per gravità delle imputazioni e numero delle parti processuali richiede senz’altro la predisposizione di adeguate misure organizzative”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.