Processo Aemilia a Reggio, l’aula è semivuota

Reggio Emilia, 23 mar. – Diversi gli imputati nelle gabbie dell’aula bunker di Reggio Emilia, al processo Aemilia che si è aperto questa mattina. L’aula era tutt’altro che gremita di pubblico, nonostante le sollecitazioni ad essere presenti arrivati anche lo scorso 21 marzo dalla piazza di Libera, nella giornata della memoria e dell’impegno per le vittime innocenti delle mafie. La prossima udienza è stata fissata per il 20 aprile. Il rinvio è motivato anche dalle irregolarità emerse nelle procedure di notifica a due dei 147 imputati coinvolti, di cui uno di nazionalità cinese che avrebbe avuto bisogno di un interprete.

La maggior parte degli imputati, dei 34 accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso, non era presente in aula e si è fatta rappresentare dai propri legali. Tra i presenti Gianluigi Sarcone, Pasquale Brescia (l’autore della lettera dal carcere al sindaco Luca Vecchi), Alfonso Mendicino (protagonista del video contro i reggiani e delle minacce contro il consigliere regionale della Lega nord Gabriele Delmonte), Antonio Muto, Gaetano Blasco, Floro Vito e Francesco Amato, che è stato allontanato dall’aula dopo aver ripetutamente interrotto i lavori del processo. Dopo il rinvio della presentazione dell’istanza di revoca di misura cautelare, ha cominciato a urlare: “Delrio è implicato nel terrorismo, così come la Masini (ex presidente della Provincia di Reggio Emilia, ndr) e il Prefetto. Volete che i bambini italiani saltino in aria? Bravi comunisti”.

Tra le assenze eccellenti quelle dell”ex calciatore Vincenzo Iaquinta e del padre Giuseppe, difesi dall’avvocato Carlo Taormina. In videoconferenza dal carcere dell’Aquila, dove è detenuto, è invece intervenuto Michele Bolognino, ritenuto dagli inquirenti uno dei referenti della ‘ndrangheta in Emilia, che ha revocato l’incarico ad uno dei suoi avvocati e reso dichiarazioni spontanee. In aula anche l’imprenditore modenese Augusto Bianchini, coinvolto nell’inchiesta sulle cosche insieme alla moglie Bruna Braga.

Sono 40 le richieste di parte civile: istituzioni locali, sindacati associazioni di categoria, associazioni antimafia e giornalisti. Anche il Consiglio dei ministri e l’Agenzia delle entrate.

“Questa è una città che ha una sua dignità, una sua moralità, è la città dei fratelli Cervi, dei costituenti”. Così il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi nel giorno in cui si apre nella sua città il processo Aemilia, fortemente voluto dalle istituzioni locali. E lì davanti al Tribunale il Comune di Reggio si è costituito parte civile.

Il dibattimento è per tutti gli imputati che non hanno scelto il rito abbreviato nel procedimento che segue l’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bologna, quella che ha certificato il radicamento della ‘ndrangheta imprenditrice in Emilia, con la complicità di professionisti e politici.

Sono 147 gli imputati che hanno scelto di essere processati con il rito ordinario, 34 accusati di associazione mafiosa. La maggior parte di loro non era presente in aula e si è fatta rappresentare dai propri legali.

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