Primavera Sound 2016: Day 4

Sycamore Age

Sycamore Age

Barcellona, 5 giu. – Il Primavera Sound di quest’anno si è concluso qualche ora fa, quando le prime luci dell’alba si sono posate sugli enormi spazi del Parc del Forum: in realtà l’edizione 2016 di quello che a ragione è considerato uno dei festival musicali più importanti del mondo chiude i battenti oggi nei club del centro dove il PS è nato con gli ultimi live. E sempre in centro è iniziata la nostra giornata di musica, con i concerti degli italiani Matilde DavoliAltre di BSycamore Age. Tre band molto diverse tra loro, ma che hanno comunque convinto il folto pubblico, curioso degli showcase a ingresso gratuito che caratterizzano i pomeriggi al Centro di Cultura Contemporanea.
La musica di Matilde Davoli è energica e centrata su una forma canzone che ha dei tratti indie e pop, ma non si accontenta di piacere e compiacere: complici anche i volumi piuttosto alti dell’impianto, la ex Girl with a Gun e Studiodavoli dimostra di avere trovato una sua identità ben precisa con le ultime produzioni.
Lo stesso discorso vale per i nostrani Altre di B, che potremo vedere al Bioparco il 21 giugno e che potrete ascoltare nello stesso pomeriggio a Maps: rispetto alle altre volte a cui abbiamo assistito ai loro live, Giacomo Gelati e soci, galvanizzati dal nuovo imminente album, hanno alzato il tiro. Non mollano un secondo e, dopo una manciata di pezzi, tutto il pubblico balla e scuote la testa. I ritmi sono sempre altissimi e i suoni precisi e diretti. Una girandola vorticosa di mezz’oretta che lascia tutti felici.
E infine c’è l’art rock dei Sycamore Age: sono tanti i suoni che grancasse, chitarre, violini, tastiere e conchiglie producono sul palco. L’impatto della band è notevole, sempre alla ricerca del climax emotivo, anche a costo di spostare l’asticella sempre più in alto, e ancora più su. Il rischio che si perda il controllo, o che si voglia strafare è dietro l’angolo, ciononostante i toscani si fanno valere e chiudono la sfilata della selezione delle band nostrane, una tra le migliori degli ultimi anni.

Brian Wilson

Brian Wilson

Ci trasferiamo quindi al Forum per uno dei concerti di punta di quest’anno, quello di Brian Wilson impegnato nella riproposizione integrale dal vivo di Pet Sounds, nel cinquantennale dell’uscita di uno dei capolavori della musica del 20° secolo. Sul palco, insieme al leader dei Beach Boys, altri dieci musicisti, impegnati a riprodurre ogni singolo suono e rumore dell’album. Il risultato è emozionante, anche se Wilson, al pianoforte, lascia spesso e volentieri il cantato al “giovane” del gruppo, cioè il figlio di Al Jardine. Ascoltare “God Only Knows”, “Caroline No”, “Wouldn’t It Be Nice” dal vivo è da brividi, e dopo l’ultima traccia del disco del 1966 la band ripropone una serie di hit dei Beach Boys, da “Good Vibrations” a “Fun Fun Fun”. Brian Wilson a volte appare fragile, ma sembra divertirsi e noi con lui: d’altro canto, stiamo assistendo alla Storia.

pj

PJ Harvey

E poi è la volta del concerto più bello a cui abbiamo assistito quest’anno, quello di PJ Harvey: un’ora e venti perfetta, emozionante, intensa, con una scaletta per lo più dedicata agli ultimi dischi Let England ShakeThe Hope Six Demolition Project. I musicisti entrano in scena a ritmo di marcia e la musica sul palco risuona potente, grazie a una band di nove elementi che definire perfetta è un eufemismo. Tra loro, oltre ai fedeli John Parish, Jean-Marc Buttier e Mick Harvey, anche i nostri Alessandro “Asso” Stefana alla chitarra ed Enrico Gabrielli al sax e clarino basso, voluti dalla Harvey per le registrazioni dell’ultimo album. Le timbriche maschili dei cori, degli ottoni e delle percussioni (che ricordano la lucente cupezza dei Bad Seeds) circondano ed elevano la grazia e la potenza della voce di PJ Harvey, che racchiude in sé tutto lo splendore e la visceralità del femminino: ogni parola è un atto politico, ogni nota un manifesto, ogni passaggio è una vera e propria opera d’arte. Tutto è coeso, pensato, suonato e interpretato per regalarci un’esperienza unica che lascia migliaia di persone a bocca aperta. Prima dell’ultima canzone “River Anacostia”, c’è spazio anche per le classiche “Down By the Water” e “To Bring You My Love”: e pensare che quei capolavori erano solo il seme di ciò che la Harvey è oggi, una delle più grandi musiciste dei nostri tempi.

moderat

Da una musicista a un’altra: insieme a un batterista, un sassofonista e un’altra musicista alla viola e cori, Julia Holter riesce a toccarci il cuore con l’intimità delle sue piccole opere da camera, superando la non banale difficoltà di suonarle in uno dei grandi spazi del festival. La scaletta è dedicata in gran parte all’ultimo Have You in My Wilderness, ma c’è spazio anche per tracce estratte dai lavori precedenti. Quello che sorprende, rispetto all’ascolto dei dischi, è la sicurezza della musicista statunitense: dotata di una voce ferma, dolce e sicura al tempo stesso, ha un controllo invidiabile delle dinamiche, riuscendo a gestire benissimo i chiaroscuri delle sue composizioni. Il nostro sogno sarebbe assistere a un suo concerto in uno spazio ristretto, ma la Holter supera a pieni voti una prova che ha messo in difficoltà molti altri nomi, anche più quotati e famosi del suo: segno di una sensibilità musicale a tutto tondo che infonde spesso le sue produzioni, ponendole a un livello superiore di molte altre che si muovono in territori simili, tra il pop, la ricerca, l’indie e l’intimismo.
Primavera Sound vuol dire anche e soprattutto varietà di generi: nelle orecchie ancora risuona la delicatezza del concerto precedente, quando le nostre viscere sono prese d’assalto dai bassi e dai beat dell’ultimo live a cui assistiamo, quello di Moderat. Il trio conferma da un lato di essere uno dei nomi della scena elettronica più di successo degli ultimi tempi e dall’altro di sapere giocare benissimo tra attitudine pop e mentalità da club. Certo, il club di ieri sera si estendeva per migliaia di metri quadri occupati da folle gioiose e danzanti, abbagliate da visual di grande impatto (ma forse si poteva fare di più): ciononostante la band tedesca è riuscita a coinvolgere tutti, suonando brani dai dischi firmati dalla congiunzione di Apparat e Modeselektor e offrendoci anche una cover di “Abandon Window” di Jon Hopkins, tra i protagonisti dell’edizione del Primavera di due anni fa.

I Moderat suonano l’ultima nota e ci fanno alzare le mani per una foto ricordo: è l’ultima istantanea del Primavera 2016. Appuntamento nel 2017, dal 31 maggio al 4 giugno e tra un paio di giorni su queste pagine per i numeri di questa edizione e una gallery fotografica.

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