Primavera Sound 2016: Day 2

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Alessandro Cortini

Barcellona, 3 giu. – Il secondo giorno del Primavera Sound Festival per chi vi scrive si apre in coincidenza con l’apertura degli spazi del Forum, alle 16: in realtà Alessandro Cortini si è esibito nel chiuso dell’Auditori, rivelatosi ancora una volta perfetto (a parte un piccolo disturbo su un diffusore) per accogliere set diversissimi tra loro. Il musicista romagnolo, che è stato tra i protagonisti dell’ultimo roBOt Festival, è ormai famoso per fare parte dei Nine Inch Nails, ma da diverse anni persegue con successo una carriera solista, improntata alla ricerca e alla sperimentazione elettronica. Il concerto di ieri ha visto un Cortini capace di sfruttare benissimo i suoi macchinari: niente beat o sequenze ritmiche per la prima mezz’ora, in cui il pubblico è stato avvolto da pulsazioni sonore e bordoni; quindi le dinamiche sono aumentate anche grazie alla scelta di brani più ritmati che hanno infine lasciato spazio a un finale emozionante, densissimo di suoni e rumori. Il tutto accompagnato da visual più che azzeccati, giocati su sovrapposizioni di immagini naturali e urbane. Subito dopo gli stessi spazi hanno accolto Andy Shauf: il cantautore canadese e i tre compagni di band hanno portato la delicatezza cantautoriale di The Party, uscito da pochissimo per Anti-. Lo chiamano pop da camera, ma è riduttivo definirlo così: Shauf ha bene in mente la scrittura più intima dei primi anni ’70, quella di Jackson Browne, Joni Mitchell e Carol King. Ma ha anche dei tocchi alla Bacharach, senza mai essere troppo ammiccante, e la tenerezza di Elliot Smith, senza la sua fragilità. Molto interessante e confortevole.

C+C=Maxigross

Non poteva che essere il palco curato da Pitchfork a ospitare Will Toledo, meglio conosciuto con il nome di Car Seat Headrest, presto al Beaches Brew: il giovanissimo musicista ha fatto uscire numerosi dischi sul suo Bandcamp, ma ha trovato il successo con gli ultimi Teens of StyleTeens of Denial, pubblicati da una delle etichette principali dell’indie rock statunitense, la Matador Records. Will esce da solo con la sua Fender, ma presto è raggiunto dai suoi compagni di band per un’ora di set convincente ed energico solo a tratti (Will, tira fuori la voce!), supportato da un pubblico che ha cantato con lui nota per nota e parola per parola, cercando anche di capire le battute mormorate sul palco dai musicisti tra una canzone e l’altra. E nel finale non manca l’omaggio ai Radiohead con pezzetti di “Paranoid Android” inseriti in “Vincent”. Subito dopo è la volta dei C+C=Maxigross: per la band veneta, che il pubblico di RCdC ben conosce grazie ai numerosi showcase ospitati nei nostri studi, essere nel cartellone principale del PS2016 è un’enorme soddisfazione, nonché un’occasione d’oro che i ragazzi si giocano benissimo, correndo qualche rischio. Nella cinquantina di minuti che hanno a disposizione, i C+C sono morbidi, si divertono con versioni alternative di brani tratti dall’ultimo Fluttarn e dai lavori precedenti e conquistano, alla fine, anche chi è capitato lì per caso o quasi. A un certo punto un galeone passa nel canale davanti al palco sul quale si esibiscono, donando al concerto un tocco di bizzarra magia. Missione compiuta.

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Floating Points

Ma non tutti i concerti del Primavera Sound riescono, complici anche i grandi spazi nei quali talvolta gli artisti si esibiscono: è il caso degli Air, il cui suono è poco incisivo. Sarà la distanza dalla quale li vediamo? Ci pare, dopo cinque pezzi, che non ne valga la pena, anche perché conviene trovare uno spazio a sedere nello splendido “anfiteatro” che ospita Floating Points. Il dottore in neurologia Sam Shepherd è un beniamino dei nostri conduttori: il suo album Elaenia è affascinante come pochi nel miscelare elettronica, jazz sperimentale e soul, ma dal vivo il risultato è ancora più eccitante. Sul palco con altri quattro musicisti, Shepherd ha aggiunto – dosandoli alla perfezione – anche inaspettati elementi rock, riempiendo e svuotando lo spettro sonoro con abilità sopraffina e controllo. Un concerto che è stato un godimento musicale dall’inizio alla fine, una carezza continua per orecchie, pancia, cuore e cervello.

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John Carpenter

Puro divertimento, nel senso più nobile del termine, è invece quello che ci ha donato John Carpenter. “The Master of Horror” è in forma smagliante e si trova perfettamente a suo agio nei panni del musicista, vestiti in realtà sin dall’inizio della sua carriera nella settima arte, per passione, ma anche per squisiti motivi economici: farsi le colonne sonore da soli, si sa, conviene. Insieme a cinque musicisti (tra cui suo figlio Cody) con i quali ha realizzato Lost Themes I II (i suoi primi dischi non legati a un film) ha letteralmente sollazzato un pubblico composto anche di cinefili, suonando dal vivo per lo più i temi dei suoi film più famosi, accompagnati dai relativi video. “Ho un amico [Kurt Russell, ndr] con il quale ho fatto cinque film, ma la volta in cui ci siamo divertiti di più è quando abbiamo cercato una ragazza dagli occhi verdi“, ha detto prima di dare il via al tema di Grosso guaio a Chinatown. “Quando tornate a casa, guidate con prudenza, perché Christine è là fuori” sono state invece le parole di introduzione per il tema, appunto, di Christine. Occhiali scuri indossati da tutta la band per Essi vivono, il boato che accoglie il tema di Halloween e l’omaggio a Morricone (autore della colonna sonora de La cosa): sono solo tre istantanee di un live che toccherà a fine agosto anche Roma e Torino. Un consiglio? Non perdetevelo.
La giornata per il vostro inviato si conclude con l’ottavo e ultimo concerto del giorno, quello degli LCD Soundsystem. C’è poco da dire: James Murphy e compagnia sono tornati alla grande: un’ora e mezzo di set che è, in fondo, un greatest hits, suonato con passione e forza, tanto da coinvolgere le folle anche a decine e decine di metri dal palco. “Eravamo qua tredici anni fa, quando questo festival era molto molto più piccolo”, ha ricordato il capo della DFA Records di fronte alle migliaia di persone che lo ascoltavano, prima di lanciarsi nella tripletta che ha chiuso lo smagliante concerto: “New York I Love You”, “Dance Yrself Clean” e “All My Friends” ci fanno andare a casa felici e stanchissimi, in attesa di un nuovo probabile disco della band e di una caterva di altri concerti di cui vi parleremo domani.

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