Primavera Sound 2015: Day 2

Josè Gonzàlez by Santiago Periel

Barcellona, 30 mag. – Rispetto alle edizioni 2013 e 2014, le ultime del Festival che RCdC ha seguito per voi, quest’anno il Primavera Sound ha goduto di condizioni atmosferiche pressoché perfette. Con un po’ di malincuore, quindi, ieri pomeriggio abbiamo cominciato la giornata di concerti al chiuso, nello splendido Auditori Rockdelux. La struttura, una delle più belle, grandi e importanti per la programmazione musicale di Barcellona, ha ospitato il live di José González: l’argentino, naturalizzato svedese, ha presentato una scaletta composta per lo più di brani della sua carriera solista, ma non tralasciando qualche accenno alla discografia con i Junip. Voce intensa e inconfondibile, arrangiamenti raffinati e fingerpicking pulitissimo non sono stati però accompagnati da una composizione della scaletta equilibrata, molto monotona nella prima parte e decisamente più varia nelle scelte e nelle dinamiche nella seconda, dove ha trovato posto anche una bella cover di “Teardrop” dei Massive Attack.

tobiasjesso

Tobias Jesso jr.

Non potevamo poi mancare l’appuntamento con uno dei nomi più in vista di quest’anno: intorno alle 8 di sera è salito sul palco Pitchfork il giovane canadese Tobias Jesso Jr, il cui sorprendente debutto Goon è stato anche nostro disco della settimana. Il povero musicista, però, ha sofferto molto il volume spropositato dei palchi vicini e, complici anche dei fonici non all’altezza, ha fatto un live difficilissimo. Ciononostante, dall’apertura con una cover dei Big Star alla chiusura con una versione inedita di “Bad Words”, Jesso ha dimostrato una statura musicale e una professionalità altissime. Alternandosi tra piano a coda e chitarra, e letteralmente adorato dal pubblico, ci ha regalato un’ora davvero commovente, in cui ha mostrato non solo di sapere suonare, scrivere e cantare, ma anche di tenere il palco come pochi. Finora, la sorpresa del festival.

sleaterkinney

Sleater-Kinney

Da una novità a un (grande) ritorno: anche loro autrici di un nostro recente disco della settimana, le Sleater-Kinney hanno dominato l’enorme palco Heineken e le migliaia di persone che hanno seguito la loro ora abbondante di live. A sentirle suonare e cantare (che voci!) pare che le tre statunitensi non abbiano mai smesso di suonare ad alti livelli e danno da mangiare la polvere a “girl band” (diciamo così) formate da ragazzine che hanno la metà dei loro anni. Sin dall’apertura “Price Tag”, tratta dal disco di ritorno No Cities to Love, Carrie Brownstein, Corin Tucker e Janet Weiss (con l’aggiunta di Katie Harkin) hanno letteralmente spaccato tutto. Un plauso anche alla scenografia, semplice ed efficace, in cui ritagli di plastica agitati dal vento creavano effetti cangianti e suggestivi.

rtj

Run the Jewels

Terzo concerto di fila legato a uno degli album della settimana: ci spostiamo al palco ATP per i Run the Jewels. Ad aprire le danze è il loro touring dj, Trackstar, che sorprende tutti con “We Are the Champions” dei Queen. Quando il brano sfuma sul palco salgono, accolti da un boato, El-P Killer Mike (con un braccio rotto) e inizia la festa: con solo due dischi firmati RTJ il duo rap ha raccolto consensi unanimi e, in attesa del terzo “self titled”, i due mostrano tutta la loro competenza e bravura, forgiata in anni di carriera “solista”. Sebbene l’alchimia tra Mike e El-P sia la chiave del successo dei RTJ, ci pare che sia quest’ultimo a tenere le fila del tutto, a partire dalle basi, profonde e inquietanti. Il pubblico risponde bene, l’ora di set scorre via tra cascate di rime e botta e risposta tra i due sul palco e noi in platea.

alt-J by Eric Pamies

Ormai è l’una di notte e siamo pronti per il live di uno degli headliner del Primavera di quest’anno: insieme a noi ci sono migliaia e migliaia di persone che invadono lo spazio sotto il palco Heineken. Siamo tutti là per gli alt-J, band fenomeno britannica che proprio ieri ha festeggiato i tre anni dall’uscita del debutto An Awesome Wave: nel frattempo un membro fondatore se n’è andato ed è uscito un altro album, This Is all Yours. Ed è proprio con il primo singolo dell’ultimo disco, “Hunger of the Pine” che inizia il live, impreziosito da bellissimi giochi di luci: ma purtroppo, sarà anche l’ora, ci pare che la musica degli alt-J non arrivi, rimanga un (piacevole) sottofondo, più amabile su disco che dal vivo. Per concludere la giornata c’è bisogno di altro, e quell’altro è Jon Hopkins che si esibisce all’ATP con un set molto più energico del previsto, con beat pesanti, visual più che dinamici e colorati e quattro danzatrici sul palco che creano effetti di luce e colore con dei grandi cerchi luminosi. Il produttore e musicista, tra i nomi più in vista dell’elettronica britannica e non solo, fa ballare tutti in un’ora densissima di set che chiude la nostra giornata di ascolti e visioni.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.