Primavera Sound 2015: Day 1

Barcellona, 29 mag. – E si comincia: il Primavera Sound Festival 2015 entra nel vivo del suo programma con una tre giorni cominciata ieri che finirà domani. Tre giorni in cui 150.000 persone vedranno 200 concerti, su dieci palchi, di un paio di centinaio di band e musicisti provenienti da tutto il pianeta e appartenenti a ogni genere musicale. Una manifestazione del genere costringe tutti a rinunce e a scelte dolorose. Ecco le nostre per la giornata di ieri, giovedì 28 maggio.

Una giornata iniziata non con la musica dal vivo, ma con una conferenza: tra i vari “Label Focus” previsti dal programma Primavera Pro c’era quella con Simon Raymonde, capo della storica etichetta indie Bella Union. Sarebbe troppo riassumere qua l’ora di intervista con Luke Bainbridge del Guardian, ma siamo rimasti colpiti dall’ottimismo del “mogul” britannico. “Mio figlio ha 23 anni, non è ricco e fino a qualche anno fa scaricava musica, mentre ne ascoltava altra e faceva altre mille cose. Pensavo ‘Siamo fregati’ e invece, qualche anno dopo, si compra almeno un vinile al mese e pensa che scaricare la musica sia da sfigati. E anche i suoi amici la pensano così. CD? Non ne comprano più”. Almeno su questo, il parere di Raymonde è vicino ai risultati della nostra recente inchiesta sul consumo della musica.

shalalalas

The Shalalalas

Ma veniamo ai live: il primo di cui vi parliamo è quello dei The Shalalalas al Ray Ban Acoustic. Un luogo difficile, come raccontavamo anche l’anno scorso, vista la vicinanza con altri palchi e il suo essere per metà all’aperto e per metà al chiuso, ma la band romana convince e strappa molti applausi nella ventina di minuti di set unplugged (o quasi).
Decisamente elettrici, invece, i britannici The Cheatahs: un’ora scarsa di live che si muove tra suggestioni shoegaze, attitudine melodica, con tre voci ad alternarsi, e la voglia di fare i conti anche con l’alt-rock statunitense anni ’90. Attendendo il prossimo disco della band (e un’intervista che dovremmo realizzare con loro tra qualche ora e che sentirete presto sulle nostre frequenze), potete ascoltare il loro primo live acustico, fatto proprio nei nostri studi.
Un bel live anche per gli Ought, canadesi, l'”anomalia” della Constellation, etichetta che ha fatto conoscere il loro suono con le uscite More Than Any Other DayOnce More with Feeling. I quattro musicisti, capeggiati da Tim Darcy, sanno il fatto loro nonostante la giovane età e riescono a conquistare i tanti giovanissimi accorsi al palco Adidas Originals. Una presenza sul palco invidiabile, soprattutto del leader, per un concerto coinvolgente e divertente.

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Mikal Cronin

E proseguiamo con la cronaca del primo giorno, che ha visto esibirsi anche un ispirato Mikal Cronin. Fresco della pubblicazione del suo terzo album, il musicista statunitense non ha indugiato troppo sulle parti più “concettuali” di III, ma ha regalato una bella oretta di rock suonato bene, giocato ottimamente sulle dinamiche anche grazie a un’intesa ottima con i suoi musicisti: un elemento che solo in apparenza si può dare per scontato.

spiritualized

Spiritualized

Finito Cronin, ecco uno dei nomi più attesi di questo Primavera Sound: Jason Pierce e i suoi Spiritualized. Arrivato alla conferenza stampa pomeridiana con più di un’ora di ritardo, l’ex Spaceman 3 si è dimostrato disponibile con i giornalisti, pur rimanendo – come sempre – ben nascosto dietro i suoi occhiali da sole. Gli stessi che ha indossato sul palco ATP che è diventato, ieri sera, una navicella spaziale. Pur non esplicitando il mantra “Ladies and gentlemen, we are floating in space”, gli Spiritualized ci hanno portato in orbita con un live che è riuscito perfettamente ad alternare momenti di puro fragore ad altri delicati, sognanti, quasi sacrali. Diciamolo: è stata una specie di celebrazione astrale in cui alla fine, invece del “ite, missa est”, c’è stata la doppietta “Soul on Fire” e “Walkin’ with Jesus”, per non dimenticare il pianeta da dove Pierce proviene. Commovente.

blake

James Blake

Meno convincenti, invece, i Black Keys, in formazione a quattro. Sarà stata la vastità del palco Primavera, un’acustica non eccellente e qualche problema tecnico, ma Dan Auerbach e Patrick Carney hanno carburato da metà concerto in poi, riuscendo comunque a regalarci un finale struggente con “Little Black Submarine”.
E arriviamo alla (nostra) conclusione del primo giorno del PS2015, con James Blake. Il prodigio dell’elettronica inglese ci ha letteralmente preso teste, cuori e corpo con un set eccezionale. Insieme a batteria e chitarra, ha da un lato ricordato chi è, suonando ad esempio una versione ancora più straniante e dub di “Limit to Your Love” che su disco, ma ci ha anche dato diversi segni di dove potrebbe andare, attraverso nuovi arrangiamenti e un paio di inediti. Suoni splendidi, capacità musicali enormi e la voglia di non dimenticare che, in ogni caso, se sei un musicista nato e cresciuto nel Regno Unito negli ultimi trent’anni, la club culture ce l’hai dentro. E quindi, a due terzi di concerto, i tre sul palco ci hanno sorpreso aumentando i bpm e rischiando il tutto per tutto con un nuovo brano che ha fatto ballare le migliaia di persone davanti al palco Heineken. Vedremo se questi nuovi pezzi troveranno posto nel prossimo disco o se si è trattato “solo” di un exploit festivaliero. In ogni caso una conclusione stellare.

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