Prima che parli il fucile. Omar Aziz e la rivoluzione siriana

1 giu. – Quando si parla di Siria il pensiero corre subito alle immagini di bombardamenti, alle città sotto assedio e agli scontri armati. Risulta impensabile che dietro questa realtà ne possano esistere altre. Parte da questa premessa l’idea del collettivo Idrisi di pubblicare “Prima che parli il fucile” (casa editrice Mesogea). Il testo è dedicato al pensiero e alla vita di Omar Aziz, un rivoluzionario siriano che ha scelto come arma l’auto-organizzazione attraverso comitati locali, gruppi di cittadini capaci di mettere al primo posto solidarietà e mutualismo, a cominciare dal supporto legale e dal soccorso medico. Una storia, quella di Omar Aziz, che è praticamente sconosciuta. Eppure in Siria sono stati tanti i comitati nati dal 2011 al 2012, e tanti ancora quelli che resistono nonostante lo scoppio della guerra e il bagno di sangue che ne è seguito.

Di famiglia borghese nato a Damasco nel 1949, dopo essere emigrato all’estero Omar Aziz decide di tornare nella sua terra natale agli inizi della rivolta siriana nella primavera del 2011, nel momento più difficile per il suo paese. Comincia a promuovere un modello di gestione non-violenta delle zone colpite dalla repressione, circondandosi di molti attivisti e gente comune. La rivoluzione senza armi di Aziz viene ricostruita all’interno del saggio grazie alla testimonianza della moglie e a una serie di quaderni in cui lui analizza e teorizza le possibili strutture di governo rivoluzionarie in situazioni di emergenza.

Ne abbiamo parlato con Andrea Glioti, giornalista freelance e coautore del libro “Prima che parli il fucile”.

      Prima che parli il fucile

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