Preoccupations: “Nonostante la nostra musica, non siamo tristi”

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29 nov. – Suoni ispirati al post-punk, taglienti e aggressivi, ma con una componente melodica significativa: ecco, in due parole il suono dei Preoccupations: la band canadese è stata in città venerdì scorso e, proprio nel pomeriggio precedente al concerto al Locomotiv Club, ha chiacchierato con noi a Maps, innanzitutto chiarendo che il cambio di nome (da Viet Cong a Preoccupations, appunto) non è stato sentito come obbligo, ma come necessità: “Durante il nostro tour americano sono fioccate le proteste, ma più in rete che durante le esibizioni, e comunque non da persone in qualche modo legate alla guerra del Vietnam”, ha raccontato Scott “Monty” Munro. “Non aveva senso comunque combattere per mantenere quel nome”.

Ma nonostante ci sia una continuità tra le due denominazioni, il suono del gruppo nell’ultimo self-titled uscito a settembre è un po’ cambiato, pur mantenendo una certa cupezza e disperazione: “Non pensare che siamo delle persone tristi e sofferenti, in ansia continua: ciò che viene fuori quando lavoriamo insieme è quel suono. Volevamo dare un’impronta più pop al nuovo album, nel senso di focalizzarci di più sulle canzoni“. E in effetti Preoccupations ha queste caratteristiche, a causa del modo differente in cui ha lavorato la band: “Le canzoni di Viet Cong sono nate dal vivo, mentre l’ultimo album è stato molto lavorato in studio“, ma presenta episodi in cui il suono si dilata, come in “Memory”, che supera gli 11 minuti e ha avuto un iter complicato: “Si tratta del brano su cui in assoluto abbiamo lavorato di più: metà della canzone era pronta prima ancora dell’uscita di Viet Cong: l’abbiamo registrato in cinque o sei studi diversi. Per la sezione centrale del pezzo avevamo quest’idea di usare batterie elettroniche, su cui si sono sovrapposti strati di chitarra: è venuta proprio come volevamo noi, ne sono felicissimo!”.

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