Pillati: “Tagliamo le rette nei nidi privati, ma è un’operazione di equità”

Bologna, 12 apr. – “Un regalo ai ricchi? Assolutamente no, anzi daremo più opportunità a tutti”. Si difende Marilena Pillati, assessore alla scuola e vicesindaco di Bologna. Dopo l’annuncio del taglio delle rete nei nidi privati Pillati è stata criticata dall’opposizione (Coalizione civica ha parlato di “smantellamento del servizio pubblico”), dai sindacati (“così nasceranno nidi di serie A e nidi di serie B”, ha detto Sgb), dalle associazioni che hanno sollevato, ed è il caso di BolognaNidi, il problema del mix sociale che verrà a mancare, con i bimbi del “ceto medio” che finiranno nei nidi privati e i bimbi delle famiglie più povere che finiranno nel pubblico.

“Ci sono famiglie – ha spiegato Pillati – che sono rimaste escluse dai nidi comunali, famiglie in cui entrambi i genitori lavorano ma la cui condizione economica non è né di disagio né di agio tale da permettere loro di pagare le rette da 900 euro al mese che si trovano nei nidi privati. Non capisco tanto accanimento contro queste persone, stiamo dando solo più opportunità agli esclusi, fermo restando l’offerta pubblico che in futuro aumenterà con la costruzione di un nuovo nido assieme all’università di Bologna”. L’idea alla base del taglio delle rette nei nidi privati è dunque quella, ha spiegato Pillato, di fare accedere quante più persone possibile a un posto nido altrimenti irraggiungibile per questioni economiche. Le rette saranno infatti abbattute di circa 300 euro. “Così con una spesa aggiuntiva di 250 mila euro per il Comune – conclude Pillati – creeremo opportunità per 400  bimbi, contro i soli 190 posti di oggi”.

      Marilena Pillati - riforma delle convenzioni con i nidi privati

 

 

Come funziona il sistema
Il sistema integrato dei servizi per la prima infanzia (0-3 anni), riconosciuto dalla legge regionale, comprende, oltre ai nidi a gestione diretta e in concessione, anche i servizi educativi privati (nidi, sezioni primavera e piccoli gruppi educativi) con i quali da oltre 15 anni il Comune è legato da convenzioni che vengono regolate con delibere annuali della Giunta comunale. A Bologna oggi l’offerta di nidi è composta da 48 strutture comunali a gestione diretta più 8 in concessione che offrono ogni anno in tutto circa 3.000 posti a disposizione delle bambine e dei bambini della fascia di età 0-3 anni. A questi si aggiungono 4 nidi aziendali (per i quali sono applicate convenzioni particolari legate proprio alla loro natura, pertanto per queste strutture rimangono valide le regole in essere) e 24 nidi privati convenzionati, oggetto dei nuovi criteri appena approvati. Nei 24 nidi privati convenzionati  nell’anno educativo in corso il Comune ha potuto acquistare 190 posti (pari a circa il 6% dell’offerta comunale complessiva) a fronte di una capienza di 488. Da tempo la relazione del Comune con i nidi privati avviene attraverso l’acquisto diretto di un numero limitato di posti che varia di anno di anno.

Oggi la situazione è questa, spiega il Comune: “A fronte di una nutrita lista d’attesa composta da famiglie escluse dai nidi comunali, rimangono molti posti vuoti nei nidi privati convenzionati. Questo perché molte famiglie hanno difficoltà ad accedere all’offerta privata a causa dei costi elevati: la tariffa viaggia infatti sui 900-1.000 euro mensili, a fronte di una tariffa massima comunale di 575 euro. La tariffa massima comunale è applicata alle famiglie che superano i 32.000 euro di Isee. Nei nidi comunali oggi circa 125 famiglie hanno un Isee compreso tra i 30.000 e i 50.000 euro, e ben 36 superano i 60.000 euro di Isee. Nella lista d’attesa, che al lordo di coloro che poi hanno trovato soluzioni alternative, era composta a novembre scorso da 686 famiglie, circa 150 di queste hanno un Isee compreso tra 20.000 e 42.000 euro: è il cosiddetto ceto medio che non vive in una situazione economica di povertà ma difficilmente può permettersi il nido privato. Dall’altra parte, anche i nidi privati sono in difficoltà perché non sempre riescono a coprire la propria disponibilità di posti tanto che in passato alcuni hanno chiuso, mentre in città si sono avute anche esperienze di nidi abusivi che funzionavano proprio applicando una tariffa intermedia tra la retta massima applicata dal Comune e quella dei nidi privati convenzionati. Insomma, qualcosa non va. A fronte di molte segnalazioni arrivate all’amministrazione da parte di genitori rimasti esclusi dall’offerta comunale, e analizzando la tipologia di queste famiglie, è stata elaborata la nuova modalità di rapporto con i privati convenzionati”.

Per il nuovo sistema convenzionale si stima una spesa complessiva massima di 1.410.000 euro. In più, solo questo primo anno educativo 2017-2018, accanto alla sperimentazione delle nuove modalità di convenzionamento si manterrà una convenzione ulteriore con le condizioni vigenti nell’anno educativo in corso, 2016-2017, e con gli stessi corrispettivi, per garantire la continuità ai bambini piccoli e medi già frequentanti. In particolare, i posti in continuità sono 82 (sui 190 acquistati dal Comune: un centinaio dunque si libererebbe comunque nel prossimo anno educativo), quelli invece interessati dalle convenzioni con il nuovo sistema sono 406. L’aumento della spesa per il Comune che a regime, rispetto al vecchio sistema di convenzione, sarà di 250.000 euro all’anno. Una cifra, specifica Palazzo d’Accursio, che consentirebbe di acquistare solo una ventina di posti.

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