Persian Pelican: il sogno, il cinema, la realtà. Live a Maps!

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10 mag. – “Nel film di Sergio Leone, C’era una volta in America, c’è una scena in cui Fat Moe chiede a Noodles: ‘Cos’hai fatto in tutti questi anni?’, lui risponde: ‘Sono andato a letto presto'”. Così Andrea Pulcini, in arte Persian Pelican, descrive il tempo intercorso tra How to Prevent a Cold e il suo terzo lavoro Sleeping Beauty, disco che ha presentato mercoledì 4 maggio al FreakOut insieme al resto della band e che ha raccontato il pomeriggio stesso a Maps. L’album, uscito il 19 aprile, è frutto della coproduzione tra la Famosa Etichetta Trovarobato, Malintenti Dischi e Bomba Dischi e ha visto il musicista presentarlo in un mini tour che, partito da Bologna, ha toccato Siena, Vitulazio, Corato, Foggia e Roma. “La bella addormentata del titolo non è il personaggio delle favole, ma la creatività che risiede in ognuno di noi” ci spiega Andrea. “La prima fonte di creatività che possediamo è quella onirica e io ho cercato di trascrivere in musica il retaggio emotivo che mi lascia l’esperienza del sogno”: non sogni qualunque, bensì sogni lucidi, dove la percezione di sé e i processi mentali di riflessione restano attivi e ci si immerge in un limbo dove la visibilità è torbida e non si comprende cosa sia tangibile o no.

Quello di Andrea è un percorso ricco di influenze letterarie e cinematografiche: “Il disco non è solo il riflesso della mia quotidianità, ma è composto anche da alcuni film e libri che hanno colpito la mia immaginazione, sedimentandosi dentro me”.  Citando Jodorowsky e Gus van Sant ci racconta come il libro La danza della realtà e la pellicola Restless siano stati fondamentali per il suo percorso creativo: “Jodorowsky è stato una sorta di maestro per conoscere l’esperienza del sogno; Restless, invece, lo considero come uno dei film più commoventi che abbia mai visto, capace di raccontare i sentimenti che si provano in seguito alla perdita di una persona cara”.

Dal punto di vista narrativo, Andrea ci spiega come il modus operandi sia stato caratterizzato dall’incontro tra musica e linea vocale, con i testi che emergono naturalmente dal magma sonoro: “Fin da subito ci sono delle parole che caratterizzano la canzone sul piano fonetico e il significante diviene subito significato, costruendo l’atmosfera. Come nel caso del brano “The Forest”: avevo in mente un ritornello che successivamente è entrato a far parte della canzone influenzandola interamente.”

Elena Usai 

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