Pecore in erba: affrontare l’antisemitismo con la satira

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9 ott. – Pecore in erba è stato uno dei film più chiacchierati, divertenti e apprezzati all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato presentato nella sezione Orizzonti: nei cinema da poco più di una settimana, racconta la storia immaginaria di Leonardo Zuliani, un ragazzo che è antisemita dentro. Il suo odio non è ideologico o politico, ma psicofisiologico: il finto documentario comincia nel 2006, quando Zuliani scompare e Roma si mobilita in una grande manifestazione per ricordarlo e farlo tornare nella sua casa di Trastevere. Da qui il mockumentary si snoda nella ricostruzione dello scrittore, fumettista, personaggio di successo e… attivista per i diritti umani.

Nella puntata di SecondaVisione andata in onda martedì scorso il regista Alberto Caviglia ha chiarito subito l’intento della sua opera prima: “Il punto di arrivo era affrontare l’antisemitismo con la satira: il protagonista viene trattato come un eroe e vive in una società in cui l’antisemitismo non è visto come qualcosa si particolarmente grave”; per questo la forma del mockumentary è la più efficace e diventa anche sperimentale, visto che in Italia questo modello che mischia realtà e finzione è poco frequentato, così come è poco frequentato il tema dell’antisemitismo, visto a 360°. Un film anomale e diverso.

Il progetto è piaciuto, tant’è che tantissimi personaggi noti hanno deciso di interpretare loro stessi a titolo completamente gratuito: tra di essi Vittorio Sgarbi (“Abbiamo fatto una serie di telefonate notturne”, ci ha confidato Caviglia), Corrado Augias, Linus, Elio, Carlo Freccero, tutti impegnati a tracciare la parabola del protagonista. Un film, insomma, ricco e che dimostra – contenendo una sorta di biopic su Zuliani – la cinefilia di Caviglia, a cui abbiamo chiesto, in chiusura di intervista, i titoli di tre film che ridono con e dell’ebraismo. “A Serious Man, Zelig e Borat” è stata la risposta del nostro ospite.

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