Passante di Bologna. Tre anni di cantieri e una promessa: -40% di smog


Bologna, 22 lugl. – Un costo complessivo di 650 milioni di euro, in base alle attuali stime preliminari, con l’obiettivo di avviare i primi cantieri alla fine del 2017, completare funzionalmente le prime opere a partire dal 2019 (si comincerà a lavorare sul pezzo centrale, passando successivamente al lato ovest e infine a quello est) e poi terminare l’opera nel suo complesso per l’aprile del 2021. Sono alcuni dei numeri che caratterizzano il progetto del Passante di Bologna, presentato oggi in Consiglio comunale e poi in conferenza stampa con la partecipazione del ministero dei Trasporti e di Autostrade.

Per realizzare l’opera bisognerà espropriare ed abbattere quattro edifici. Sarebbero stati circa 40 nell’ipotesi del Passante nord e 30 con quello a sud: dunque si può parlare di “interferenze minime”, afferma Roberto Tomasi, condirettore generale Nuove opere di Autostrade. Il dettaglio degli espropri sarà reso pubblico solo nelle prossime settimane, ma intanto il sindaco Virginio Merola è  rassicurante: “Ragioneremo su espropri di aree già destinate a verde o che potranno essere a verde. Le proprietà coinvolte non sono singoli cittadini, si parla di associazioni economiche e imprese”.

Passando al progetto in sé, com’è noto, si prevede l’ampliamento in sede dell’A14 e della tangenziale, dall’allacciamento del raccordo di Casalecchio fino a San Lazzaro, per una lunghezza totale di 13 chilometri. Il tratto autostradale sarà ampliato a tre corsie più quella di emergenza in entrambe le direzioni. La tangenziale, invece, avrà tre corsie più quella di emergenza che diventeranno quattro nel tratto più trafficato, con un nuovo limite di velocità di 80 chilometri orari. A differenza dell’ipotesi Passante nord, i due sistemi resteranno completamente distinti e dunque senza le possibili zone di intersezione previste con la banalizzazione.

passante di bologna

Durante i lavori i cantieri saranno organizzati garantendo sempre la percorribilità delle attuali corsie di marcia sul sistema autostradale e tangenziale e “minimizzando” gli impatti sul traffico locale. Il progetto è stato pensato anche per ottenere un “diffuso miglioramento del clima acustico”, assicurano i vari soggetti in campo: saranno integrate le barriere esistenti sia in termini di estensione sia in termini di altezza, per un totale di 15 chilometri e 120.000 metri quadrati, con un aumento del 60% rispetto alle attuali. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, la maggiore fluidità del traffico e il rinnovo del parco auto contribuiranno a una riduzione delle emissioni che per alcuni inquinanti supererà anche il 40%, assicurano Autostrade, ministero ed enti locali.

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Un passaggio del dossier sul Passante di Bologna

Un altro aspetto è  quello dell’integrazione dell’infrastruttura nel paesaggio e nel contesto urbano, attraverso la riqualificazione delle aree verdi, l’ammodernamento dei sottovia esistenti e la ricucitura di alcune aree urbane. In particolare, in prossimità del tracciato sono allo studio interventi di piantumazione di fasce arboree e arbustive per oltre 15 chilometri per una superficie di circa 130 ettari. Non si parli dunque di una “infrastruttura grigia”, è il messaggio spedito ai cittadini: meglio parlare di innovativa “green way” oppure “smart-green infrastructure”. Per cogliere tutti i dettagli di questo approccio e del progetto nel suo complesso, da oggi è online un sito ad hoc che consentirà di visionare e scaricare il materiale e conoscere le tappe del confronto pubblico iniziato ufficialmente oggi. Inoltre, sarà possibile, attraverso il sito, inviare domande, proposte di modifica o integrazione.

Il fronte del no. Alla fine, si è conclusa senza proteste da parte dei comitati contrari al progetto la presentazione, in Consiglio comunale, del Passante di Bologna. I cittadini presenti in aula, seppur “armati” di volantini, non hanno mai interrotto gli interventi né hanno fatto nulla di particolare per farsi notare. L’unico segnale si è avuto quando, in due occasioni, dalla parte dell”aula riservata al pubblico è arrivato un applauso per altrettanti interventi dei consiglieri comunali contrari al progetto: in particolare, quello di Federico Martelloni di Coalizione civica e di Massimo Bugani del M5s. In entrambi i casi la presidente del Consiglio, Luisa Guidone, ha avvertito i presenti che per regolamento non si possono esprimere segni di approvazione o contrarietà rispetto a chi interviene. La seconda volta, Guidone ha addirittura minacciato di far “sgomberare l’aula”, nonostante in realtà non si siano davvero vissuti momenti di tensione. “Allora ci sgomberiamo da soli”, hanno risposto alcuni tra i cittadini presenti, lasciando polemicamente l’aula: “Siamo in una democrazia dittatoriale”, commenta una rappresentante dei comitati.

comitati no comitato passante di mezzo

Non bastano i video, i rendering, gli interventi appassionati (come quello del sindaco Virginio Merola) e la calendarizzazione di una fitta serie di incontri a convincere i comitati contrari al Passante di Bologna, che al termine della presentazione del progetto lasciano la sala del Consiglio comunale con l’amaro in bocca. “Ci fanno cadere le cose dall’alto, senza ascoltarci neanche per fare le modifiche minimali”, sentenzia Gabriella Bravi del comitato di San Donnino: “Non intendiamo sederci ad un tavolo già preconfenzionato”. Detto altrimenti: “E’ inutile che continuino a spiegarci perché si è detto no al Passante nord”, continua Bravi, quando le criticità di quel progetto ora risultano “moltiplicate per dieci o per 100″. Le decisioni sostanziali, insomma, a detta dei comitati sembrano già prese quando invece bisognerebbe ancora approfondire temi come l’impatto ambientale, gli effetti sulla salute, le possibili alternative e il completamento prioritario di altre opere (vedi Sfm). Su troppi punti ci sono “silenzi furbi e studiati”, attacca Bravi, delusa anche dalla reale durata del confronto pubblico: “Se ci presentano il progetto il 22 agosto e a ottobre si chiuderanno i lavori, dove sono i quattro mesi di confronto tanto decantati?”. Toccheràad Andrea Pillon di Avventura urbana, ingaggiato come “facilitatore” del processo partecipativo, lavorare per avvicinare le posizioni. “Il mio compito- spiega Pillon in aula- sara” quello di favorire il fatto che il processo di ascolto sia fluido, trasparente e che tutte le persone possano liberamente accedere alle informazioni, che dovranno chiare e comprensibili”.
Parla di “decisione affrettata” Federico Martelloni, di Coalizione civica, che nel Passante vede una “soluzione miope sul piano trasportistico ed un vero vicolo cieco per quel che riguarda la salute dei cittadini”. Il filmato proiettato oggi in aula per presentare il progetto è degno di Walt Disney, punge Manes Bernardini di Insieme Bologna: dopo che “questo territorio è stato preso in giro per anni”, ora si commette di nuovo “un grande errore, perché non si sta ragionando in ottica metropolitana”.

Teme la solita “messinscena” anche Francesca Scarano della Lega nord, sottolineando che “la conditio sine qua non per poter partire è che prima vengano completate tutte le opere secondarie”. Per la Lega interviene anche Lucia Borgonzoni, che non era in aula ma diffonde una dichiarazione: quest’opera “cambierà la vita di molti cittadini in peggio” e ormai “i giochi sono già stati fatti, per cui ai bolognesi non resterà altro che subire, come sempre”. Tra l’altro, il video di presentazione ha avuto qualche problema tecnico e il dettaglio non sfugge a Massimo Bugani del M5s: “Forse sarebbe apparso anche Cappuccetto rosso, ma intanto “il segnale positivo è che il video si è bloccato, speriamo sia beneaugurante visto che siamo nella città che ha visto centinaia di rendering di progetti poi bloccati dalla Procura o dal buon senso”. Il percorso partecipato? “Una presa per i fondelli”, è certo Bugani, perché “avete già deciso cosa fare” e i cittadini, al massimo, potranno “decidere il colore delle barriere” di mitigazione. Inoltre, sia Bernardini che Dora Palumbo (M5s), intervenendo anche nel question time, hanno criticato la decisione di ingaggiare gli architetti internazionali senza passare per un concorso di idee (Dire)

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