Passa il Bologna, ma complimenti all’Avellino

il Bologna passava il turno se vinceva, se pareggiava o se perdeva con un solo gol di scarto. Ce l’ha fatta per il rotto della cuffia, con Castaldo che al 94° fa tremare i ventimila del Dall’Ara cogliendo una traversa clamorosa: se avesse fatto gol sarebbero passati gli irpini che già conducevano per 3 a 2.

Facciamo un passo indietro: Rastelli aveva annunciato un Avellino battagliero che doveva sbloccare il match nei primi 10 minuti. Delio Rossi lo sapeva, lo sapevano i giocatori, ma niente: il Bologna entra molle e al 7° l’Avellino passa: Zito si beve mezza difesa sulla sinistra e crossa in mezzo per Trotta, Ferrari e Oikonomou vanno a farfalle e gli irpini passano.
E’ l’inizio di una partita da incubo. Per fortuna Rossi ha panchinato Mancosu e dato fiducia ad Acquafresca che ripaga. Dopo un bel tiro da fuori di Matuzalem respinto da Frattali, al 19° Krsticic imbuca per l’ex cagliaritano che in scivolata trova il diagonale chirurgico del pareggio.
Il gol galvanizza i rossoblù che hanno il miglior momento della partita: al 27° Sansone mette Laribi davanti al portiere ma il trequartista cerca un velleitario tiro invece di servire Acquafresca smarcato al suo fianco. Tre minuti dopo impetuosa sgroppata di Masina sulla fascia che crossa preciso sulla testa di Acqufresca: colpo forte, a botta sicura su cui però Frattali si supera.

Il Bologna rifiata, l’Avellino no, e nell’ultimo minuto del tempo ritrova il vantaggio: è sempre Trotta servito con un uno-due veloce in area a trovare il jolly, grazie anche alla chiusura impacciata di Masina che lo lascia girare velocemente, così Trotta trova lo spazio per sorprendere Da Costa sul primo palo.
Al Dall’Ara tornano i fantasmi. Per scacciarli al rientro in campo Rossi toglie (l’ottimo) Acquafresca e mette Cacia. Anche il bomber non tradisce le attese e alla prima occasione colpisce: è il 5° minuto, Frattali sul pressing di Sansone colpisce male e regala palla al centravanti che con un pallonetto fulmineo da trenta metri insacca la porta sguarnita. Peccato che Cacia perda l’occasione per star zitto, andando ostentatamente a polemizzare verso la tribuna facendo gesti di cui si poteva tranquillamente fare a meno

Il colpo avrebbe ammazzato un toro. Ma l’Avellino no, continua a giocare, a correre e a pressare, complice un Bologna che specula sul risultato rinunciando a ripartire senza però gestire palla. Morale: grandi ammucchiate in area e costante pressione irpina che però non sortisce risultati, almeno fino all’85° quando sull’ennesima respinta della difesa rossoblù il pallone arriva sui piedi di Konè che al volo realizza un eurogol infilandola nel sette.

Gli ultimi dieci minuti sono un distillato di sofferenza pura, con l’Avellino che sente odore di impresa e il Bologna sulle gambe che spazza alla “viva il parroco” o cerca di lucrare secondi su ogni interruzione. Arrivano i supplementari, ogni minuto è un tormento anche perchè la palla è sempre sui piedi dei giocatori di Rastelli. Al 94° Ferrari perde Castaldo che defilato nell’area piccola lascia andare un siluro che prende la traversa, rimbalza in campo e si perde a lato.
E’ il segno divino: l’arbitro Mariani fischia la fine benedetta, i rossoblù crollano a terra esausti e felici, il Dall’Ara esulta.

Bellissimo il finale, con i giocatori dell’Avellino che escono applauditi da tutto lo stadio. Un gesto sportivo e genuino per una squadra che se l’è giocata fino all’ultimo, senza paura e senza far calcoli. E che non ce l’ha fatta per un pelo.
Ora il Bologna incontrerà in finale il Pescara che ha impattato 2 a 2 a Vicenza: avrà il vantaggio della classifica, ma è meglio che trovi anche maggior coraggio di quanto dimostrato oggi.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.