Divieto di dimora. “Procura e Questura vogliono commissariare Bologna”

gianmarco de pieri

Bologna 31 ago. – “Sono stato preso, impacchettato e spedito da qualunque parte del mondo ma non a Bologna”, spiega il leader del centro sociale Tpo mentre, racconta, “sto guardando Bologna dai colli”. Gianmarco De Pieriraggiunto da divieto di dimora venerdì scorso, stamattina al microfono di Danilo De Biasio su Radio Popolare dice: “Sono stato oggetto di un provvedimento secondo me illecito e del tutto spropositato“.

“C’è del marcio tra Questura e Procura”, attacca De Pieri, ricordando le occupazioni in corso in città a cui sono state tagliata l’acqua o la luce e l’indagine per abuso d’ufficio verso il sindaco Virginio Merola che ha fatto riallacciare l’acqua alle case occupate“Questa città e la sua politica è sotto scacco, quasi commissariata da un ente terzo che fa politica”.

Questa mattina Radio Popolare ha intervistato anche il consigliere comunale indipendente di Sel Mirco Pieralisi, una delle voci che hanno espresso solidarietà all’attivista del Tpo. Pieralisi sottolinea che le prese di posizione del Pd contro il provvedimento della magistratura arrivano da lontano, dai parlamentari Sandra Zampa e Sergio Lo Giudice, mentre registra l'”assenza assordante di una presa di posizione ragionevole” del Pd locale

Le replica della Procura. – Nessuna repressione del dissenso sociale-politico e nessuna legge fascista: il divieto di dimora venne istituito nel 1988 e i motivi per cui la Procura lo ha richiesto nei confronti del leader del Tpo Gianmarco De Pieri non sono politici ma legati ai comportamenti che ha tenuto il 18 giugno durante lo sgombero della palazzina in viale Aldini, tutti documentati con foto e video dagli agenti della Digos presenti quel giorno. Dopo tante polemiche, la Procura di Bologna sceglie di intervenire e per bocca del procuratore reggente Massimiliano Serpi e dell’aggiunto Valter Giovannini diffonde una serie di “precisazioni” a proposito della misura cautelare emessa nei giorni scorsi per De Pieri. Una misura basata su “fatti molto concreti”, mandano a dire i pm, che è opportuno siano noti a chi in questi giorni ha commentato la vicenda, per far sì che il dibattito sia più equilibrato. Proprio con questo fine, la scelta dei magistrati è quella di chiarire oggi alla stampa il provvedimento del giudice Letizio Magliaro che è stato notificato venerdì a De Pieri: renderlo pubblico è “necessario- dice Serpi in una nota- alla luce del dibattito apertosi sui mezzi di comunicazione”. Un “dibattito- prosegue- certamente legittimo (peraltro non spetta alla Procura della Republica dare queste patenti) ma che è bene possa svolgersi sui dati di fatto. Questo anche al fine, certamente condiviso da tutti, di evitare che per il futuro il dissenso sociale-politico possa tradursi in atti di violenza contro le persone e cose“. E’ proprio a partire da comportamenti violenti, infatti, che la Procura ha chiesto una misura cautelare per De Pieri: la richiesta del pm Antonello Gustapane era stata quella degli arresti domiciliari, poi ridimensionata dal giudice nel divieto di dimora.

I “fatti concreti” che sono stati stati contestati a De Pieri, tutti commessi durante l’opposizione allo sgombero della palazzina occupata di viale Aldini il 18 giugno, sono questi: aver spintonato violentemente un sostituto commissario della Digos contro un mezzo blindato (sette giorni di prognosi), aver lanciato una trave di legno lunga un metro e mezzo contro un altro sostituto commissario (senza colpirlo) e aver rubato un trapano dal furgone degli operai che dovevano chiudere l’immobile sgomberato. I reati contestati sono resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale e furto aggravato. Episodi avvenuti, scrive ancora Serpi in una nota, “in un contesto che vedeva De Pieri calzare un casco prima degli scontri con cui una cinquantina di dimostranti voleva riappropriarsi dello stabile”. Scontri “da lui innescati quando dava volontariamente un calcio agli scudi dei poliziotti che erano semplicemente schierati” (gesto documentato nei filmati) e dicendo la frase “Questa volta mi faccio anche arrestare”. Alla luce di questi fatti, e vista la lunga lista di precedenti analoghi di De Pieri, per i pm era necessaria una misura cautelare: avevano chiesto i domiciliari, il giudice ha optato per il divieto di dimora. L’obiettivo, spiega oggi Serpi, è evitare che in future manifestazioni di dissenso analoghe a quella del 18 giugno la situazione diventi nuovamente violenta: per i pm, infatti, così come per il giudice, il pericolo di reiterazione per De Pieri è “sicuro”. Essendo molto attivo nel contesto dei centri sociali e spesso presente alle manifestazioni di protesta in particolare contro gli sgomberi, per evitare future violenze era necessario allontanarlo da Bologna e dal contesto.

Quella che ha colpito De Pieri, prosegue Serpi, “è certamente una misura che limita la libertà, ma in una forma meno afflittiva degli arresti domiciliari”, che invece erano stati chiesti dalla Procura. Deve essere chiaro però, manda a dire Serpi, che nell’agire della Procura non c’è nessuna intenzione di criminalizzare il dissenso. “Le accuse- afferma il procuratore reggente- non riguardano manifestazioni del pensiero ed espressioni del dissenso sociale-politico, che in quanto tali questa Procura non ha mai voluto né intende perseguire”. E, quanto alle norme utilizzate, “il divieto di dimora non ha nulla a che vedere con il codice Rocco o il testo unico di pubblica sicurezza emessi durante il periodo fascista”. La norma applicata, sottolinea la Procura, è l’articolo 283 del codice di procedura penale, emesso nel 1988 dal parlamento repubblicano su iniziativa del ministro della giustizia Vassalli. Nel provvedimento, il giudice Magliaro ricorda che la reazione degli attivisti allo sgombero “si è manifestata trascendendo dal semplice dissenso e contestazione per assumere le caratteristiche illecite sopra riscontrate”.

Per decidere se firmare una misura cautelare, “deve valutarsi se è ipotizzabile la realizzazione di future manifestazioni di contestazione analoghe da parte dell’indagato” e la risposta, prosegue, “è senz’altro positiva, in ordine tanto alle modalità condotte quano sopratutto alla personalità dello stesso De Pieri”. Non si è trattato infatti di un episodio isolato: De Pieri è stato violento per tutta la durata della manifestazione del 18 giugno; il casco che indossava è poi la prova della “programmazione” delle condotte violente e a questo si aggiunge il lungo elenco di denunce collezionate dal 2011 a oggi per reati analoghi. (Rer/ Dire)

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