Papa Francesco sull’Imu ai conventi? Per l’Uaar è un déjà-vu

papa franesco

Foto Flickr di Leonora Giovanazzi

15 set. – “L’hanno sempre detto che l’Imu va pagata, ma bisogna vedere cosa intendono”. Commenta così le parole di papa Francesco il segretario nazionale dell’Unione degli atei e agnostici razionalisti. “Un collegio religioso, essendo religioso, è esente dalle tasse, ma se lavora come albergo è giusto che paghi le imposte”, ha detto Bergoglio a una radio portoghese, come oggi riportano tutti i media italiani. A Raffaele Carcano vengono in mente i discorsi già sentiti pochi anni fa quando l’Unione europea aveva aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia, che aveva esentato gli enti no profit, compresa la Chiesa cattolica, dalla tassa sugli immobili (allora Ici).

Insomma, la Chiesa e il mondo cattolico hanno già detto che le tasse vanno pagate, ma questa volta la novità è il rilievo dato dai mezzi di informazione alle parole del papa. “Il problema nasce per le realtà che fanno un’attività a metà strada fra il convento e l’ospitalità”, spiega Carcano, convinto che le regole oggi in vigore (decreto Padoan del 26 giugno 2014) non siano chiare, ma anzi “quasi fatte apposta per permettere la più ampia possibilità di non pagare agli enti ecclesiastici”. Caso classico, per il segretario dell’Uaar, l’esenzione alle scuole private per cui è richiesta una retta cosiddetta simbolica fino a 7mila euro l’anno. “Un provvedimento per tacitare l’Unione europea e in futuro non è detto che il confronto con le istituzioni europee non si riapra”.

Per capire quanto costi al pubblico la Chiesa cattolica, l’Uaar conta i fondi pubblici e le esenzioni di cui beneficia. Sul portale I costi della Chiesa, in continuo aggiornamento, si stima oltre 6 miliardi di euro all’anno. “Una sontuosa manovra finanziaria”, “costi enormemente superiori a quelli della politica”, commenta Carcano. Solo per il mancato pagamento dell’Imu per immobili usati per scopi commerciali, l’Uaar conteggia mezzo milione di euro.

Agli atei e agnostici razionalisti non resta che sperare che i politici e i fedeli questa volta “prendano sul serio” le parole del pontefice

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