Oz: “Ultima proroga al 5 settembre, poi dovremo andare via”

Bologna, 9 ago. – Dovevano andarsene a fine maggio, poi le proroghe hanno spinto fino al 3 di agosto il termine entro il quale traslocare. Ma Oz è ancora in via Stalingrado 59, anche se le attività sportive e culturali sono sospese per l’estate, e ci rimarrà per altre quattro settimane. “Il 3 di agosto l’avvocato ha accertato che stiamo iniziando a smontare, per questo ci hanno dato un’ultima proroga al 5 di settembre”, ricostruisce Anastasia Bacci dell’associazione Eden, una delle realtà che fanno parte di Oz. “A quella data verranno prese le chiavi e dovremo andare via da lì”, anticipa, anche se “non sappiamo dove”. La situazione quindi non sembra essere cambiata molto da quasi tre mesi a questa parte, quando il sindaco Virginio Merola ipotizzava come soluzione quella di assegnare alle associazioni sportive un capannone nelle aree ferroviarie. La conferma arriva dall’assessore alla Cultura Matteo Lepore, che spiega come il Comune stia proseguendo le trattative già annunciate per garantire la sopravvivenza delle attività.

      Anastasia Bacci OZ

Mentre si va alla ricerca di una sede di capienza adeguata (la ex Samputensili copre oltre 7.000mq), allenatori e allenatrici stanno sistemando le attrezzature nelle proprie cantine. E si sarebbe “fatta viva anche Unipol”, racconta Bacci di Oz, per aiutarli nel trasloco, con il sospetto che le associazioni non possano permetterselo economicamente. A lavorarci però non c’è solo il Comune di Bologna, che ha incontrato i rappresentanti delle associazioni una settimana fa, ma anche quello di San Lazzaro, che aveva già manifestato il proprio interesse e avrebbe avanzato altre proposte. “Niente di reale, non una data”, lamenta però Bacci, sottolineando comunque che da parte loro il dialogo rimane aperto con entrambi i Comuni. Ma non si può negare il radicamento di Oz nel tessuto cittadino, tanto che lo stesso Lepore auspica che la sede possa “rimanere nel quartiere San Donato. Ci siamo dati come obiettivo l’autunno per poter avviare le attività da un’altra parte”. Quello che si prospetta è quindi una sede provvisoria, nella quale le associazioni “dovranno ridurre la dimensione delle loro attività o mantenere le cose in un magazzino”, in attesa di una casa definitiva.

      Matteo Lepore
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