Oltre 30 associazioni per dire “no” alla guerra in Libia

Bologna, 9 mar. – Oltre 30 associazioni del mondo cristiano, musulmano e laico in piazza per dire “no” alla guerra in Libia e a tutti gli altri conflitti in corso. Succederà sabato 12 marzo nel capoluogo emiliano grazie alla manifestazione “Bologna accende la pace“, che si pone in continuità con la marcia dello scorso Capodanno accogliendo l’appello promosso a livello nazionale da padre Alex Zanotelli.

L’appuntamento è  per le 18 in piazza Maggiore. Gli organizzatori invitano chi vorra” partecipare a portare con se” uno strumento musicale e una candela. Serviranno per far vivere anche a Bologna una “mobilitazione non violenta” che si opponga innanzitutto all’intervento militare in Libia, bocciando un coinvolgimento “diretto o indiretto” dell’Italia.
Ad aderire, oltre all’assessore al welfare Amelia Frascaroli, anche l’assessore alla cultura Davide Conte.

Il padre comboniano Alex Zanotelli era presente al presidio “contro guerra e muri” davanti a  Montecitorio a Roma. “Mi sembrava importante essere qui in questo momento gravissimo in cui l’Italia è praticamente in guerra con la Libia. Come italiano, non posso accettarlo. Si tratta – spiega all’Agenzia Dire – della quarta guerra che facciamo contro questo Paese: se c’è un popolo che i libici odiano, siamo proprio noi, per tutti i massacri che abbiamo fatto”. “Abbiamo una storia coloniale paurosa, noi italiani: non possiamo ora pretendere di andare ed esportare democrazia – aggiunge Zanotelli, e commenta – la guerra non costruisce nulla.

Ne abbiamo fatta una nel 2011 contro Gheddafi: un dittatore, d”ccordo, con cui però c’era unità nazionale, lavoro anche per tanti stranieri, uno dei più alti redditi tra quelli dei Paesi africani. Non c”era nessun fondamentalismo in Libia sotto Gheddafi. Cos’è che abbiamo fatto? Quella guerra non solo ha frantumato la Libia in mille pezzettini, ma ha fatto qualcosa di molto più grave. Ha creato il fondamentalismo, l’Isis, che non c’era prima, e che ora sta attraendo tutti i jihadisti africani, da Boko Haram all’Aqmi. Diventerà un altra focalizzazione, in Africa dell’esperienza che l’Isis ha in Iraq”.

Per il religioso, tuttavia, “non è con una guerra che risolveremo questo, anzi, faremmo capire loro che siamo gli eterni colonialisti, noi dobbiamo uscire da questa logica e cercare davvero di imboccare altre strade”. L”attivista per la pace, però, è critico anche nei confronti del movimento che, stando alla sua dichiarazione, non e” riuscito a produrre gli annunciati appuntamenti locali fuori dalla Capitale: “quest’incontro di oggi doveva essere su tutte le piazze d’Italia, invece siamo quattro gatti, noi popolo della pace, siamo frantumati, spezzettati, non lavoriamo insieme. Davanti a situazioni del genere dobbiamo abbandonare i nostri piccoli interessi di cabotaggio, metterci insieme, aiutare il popolo italiano a capire la gravità della situazione e scendere in piazza. Se il popolo scende in piazza, nessun governo rischierà una guerra, se solo quattro gatti si muovono, e” chiaro che il pericolo è grande”.

(Dire)

 

 

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