Oligarchia Petroniana?

Premessa doverosa: nulla di personale. Stiamo parlando di persone anche di alto livello che nei rispettivi campi hanno sicuramente dimostrato di saperci fare.

Ciò detto si resta sbalorditi rispetto alla serenità con la quale è stato annunciato, e poi rilanciato sui media, che a progettare la Bologna dei prossimi vent’anni saranno 23 saggi “nominati” da Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio e Fondazioni Bancarie.

L’idea di demandare a un gruppo scelto per professione e per ceto il progetto di città del futuro rappresenta l’ultimo atto della definitiva caduta del modello emiliano incarnato dal  PCI (ma condiviso anche dagli altri partiti “storici”).

Questo modello prevedeva forme ampie di partecipazione in cui convogliare i saperi diffusi: il mondo del lavoro operaio in primis, ma anche l’artigianato e il commercio, i professionisti, gli intellettuali, e i bassi livelli della pubblica amministrazione. Poi naturalmente l’associazionismo (vero perno del sistema bolognese). Ne restavano esclusi gli studenti, e questo fu uno degli elementi deflagranti della contestazione nel ’77.

Il modello è andato in pezzi da tempo, gli esclusi aumentano di ora in ora, e la politica non riesce più a intercettare e rappresentare le dinamiche sociali, anzi, spesso assiste inerte.  In realtà Cofferati nel 2004, in campagna elettorale, aveva provato a rimettere in piedi il vecchio armamentario partecipativo bolognese, salvo delegittimarlo il giorno dopo aver vinto le elezioni.

Quello costruito dall’attuale amministrazione, invece, assomiglia molto a un sistema oligarchico puro, che si presenta come affiancatore (ma in realtà tende a  sostituire) quello che dovrebbe essere il luogo deputato e istituzionale dove si determina il processo decisionale.

La rivoluzione francese ci aveva portato in dono il concetto di cittadinanza e di assemblea eletta dal popolo, sola e unica legittimata a decidere, e deputata ad ospitare il momento più alto della discussione. L’attuale crisi della politica ha delegittimato queste sedi. Si sostiene quindi che a nessuno è vietato discutere in altri luoghi: vero, ma non si possono eludere le assemblee democraticamente elette con comitati di privati cittadini scelti dal Sindaco.

Questi 23 “saggi” sono tutti o quasi appartenenti al medesimo consesso, industriali, professionisti e manager, e rappresentano il salotto buono di una certa Bologna che attraverso associazioni potenti (Unindustria) e media di riferimento si autolegittimano come gli interpreti e i promotori della progettualità nella nostra città. A chi critica questa scelta viene risposto seccamente che è solo un gruppo di consultazione che non ha potere decisionale.

Ci mancherebbe altro.

Infatti a guidare il comitato dei saggi è quel Massimo Bergami, direttore di Alma Graduate School, che durante le elezioni ha promosso e ispirato la lista Bologna 2014 (ma molto opportunamente non si è candidato). Risultato: 1979 voti pari allo 0.93%, una percentuale non molto superiore a quella del carrozziere Leonardo Tucci e della sua lista “9 quartieri per  Bologna” (peraltro Tucci non ha goduto dell’attenzione dei media di cui invece ha usufruito Bergami).

Dunque delle due l’una: o Delbono e la Draghetti si sono sbagliati e pensano di integrare tra i saggi anche il carrozziere Tucci e tutti gli altri zerovirgola, e magari un’altra decina di cittadini estratti a sorte, chiedendo anche a loro di progettare la Bologna dei prossimi vent’anni, oppure quella che si propone è una vera e propria consulta di “oligarchi”,  sostanzialmente maschi, sostanzialmente prossimi ai 60 anni, con dichiarazioni dei redditi molto sostanziose, da 5 o 6 zeri.

Nessuno gli vieta di avere delle buone idee e di esprimerle pubblicamente, anzi, ce n’è bisogno, ma in nome dell’eguaglianza e della democrazia non è opportuno che abbiano, magari loro malgrado, un ruolo “super pares” che nessuna libera consultazione gli ha assegnato e che questa ambigua designazione potrebbe invece fare intravedere.

Paolo Soglia

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Un commento

  1. Pubblicato oggi su BolognaCitta’Libera e su BarBologna, pone, con un linguaggio e un’analisi molto piu’ frettolosi di quello qui sopra, le stesse perplessita’. A volte e’ bello sapere di non essere soli.

    dei pool, degli esperti e di altre cose
    Tranquilli bolognesi, che adesso arriva il super pool di super esperti in super8.
    Non ho capito una cosa pero’: si occuperanno solo di mobilita’ (nel senso del traffico, non dei disoccupati) o di tutto lo scibile umano?
    Non ne ho capita un’altra: perche’ affidare lo sviluppo strategico della citta’ a chi e’ stato sonoramente trombato alle elezioni? La stragrande maggioranza dei cittadini votanti non si sente presa un tantino per i fondelli?
    A dire il vero, non ne ho capita neppure un’altra: affidare uno studio sulla mobilita’ del futuro ad aziende direttamente coivolte nello sviluppo della mobilita’ di vecchio stampo, non e’ come aver avuto Fiat e Pirelli a guidare il paese per 70 anni e chiedersi come mai non si siano sviluppati sistemi di mobilita’ diversi da quelli su gomma e motore a scoppio?
    Mi sa che non ho proprio capito un bel niente. Forse voi potete aiutarmi.

    Comment by Mario Pe(l)lacani on 16/11/2009 at 19:23

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