Occupazioni a Bologna. Tre anni di occasioni perse

Un momento dello sgombero dell’ex Telecom

Bologna, 9 ago. – “Bisognava pensarci prima“. Dopo lo sgombero di Làbas lo hanno detto in tanti al sindaco Merola, a cominciare dai consiglieri comunali Pd. Non è però la prima volta che l’amministrazione ha lavorato senza riuscire a ottenere risultati. La storia delle occupazioni degli ultimi anni parla da sola e il copione è stato più meno sempre lo stesso: palazzoni abbandonati riaperti da famiglie senza casa travolte dalle crisi, la giunta che si mette in moto per “regolarizzare” la situazione, la trattativa che salta, non parte nemmeno o dura troppo, infine lo sgombero che chiude la questione.

Partiamo da Social Log, collettivo legato al centro sociale Crash, appena sgomberato dopo una trattativa anche qui fallita. Social Log tra il 2014 e il 2015 infila una serie di grandi occupazioni abitative e fa deflagrare la questione abitativa: anche sotto le Due Torri c’è chi perde casa travolto dalla crisi. Si inizia il 6 marzo 2014 quando viene occupato uno stabile in via De Maria. Parte una lunghissima trattativa tra la proprietà e l’assessorato al welfare per trovare un accordo e regolarizzare l’occupazione. Dopo anni di tira e molla salta tutto: colpa delle richieste eccessive del privato e dell’inerzia della macchina amministrativa comunale che non agevola la volontà politica. Lo sgombero arriva nell’ottobre 2016.

Il 18 giugno 2014 una palazzina in Mura di Porta Galliera viene occupata da 31 famiglie. Nel 2015 la procura decide il sequestro. Nel luglio 2016 arriva lo sgombero, in carica c’è la giunta Merola bis che ha deciso di non dare più riconoscimento politico a Social Log. “Social Log? Noi trattiamo solo con le famiglie“, dice l’assessore Rizzo Nervo.

A fine 2014 duecento persone, e fra loro decine di bimbi, entrano nell’ex palazzo della Telecom di via Fioravanti. Politicamente parlando una sberla in faccia al Comune di Bologna, che tra l’altro ha gli uffici proprio lì di fronte. Dopo una prima reazioni di chiusura l’amministrazione tenta invano per mesi di convincere la proprietà a affittare il palazzo a Palazzo d’Accursio. E’ un modo per regolarizzare la situazione, ma le cifre richieste sono esorbitanti e non se ne fa nulla. Nell’ottobre di un anno dopo l’ex Telecom viene sgomberata e la notizia fa il giro d’Italia. Gli occupanti vengono dirottati in un residence preso in affitto dal Comune per gestire l’emergenza e ottenuto dopo un’azione politica che ha coinvolto anche il governo. E’ l’unico risultato tangibile, importante e visibile sul fronte occupazioni-emergenza abitativa. La palazzina è di proprietà dell’Inail, e a settembre – stando agli ultimi annunci – sarà svuotata mentre all’ex Telecom sorgerà uno studentato di lusso.

La trattativa non si apre nemmeno nel dicembre 2015: vengono occupati gli appartamenti delle Poste di via Agucchi, ma lo sgombero è fulmineo. In città è arrivato il nuovo questore. Tra le sue priorità il pugno duro con i centri sociali e i movimenti.

Lo sgombero di Mura di Porta Galliera

Non c’è solo Social Log. Il sindacato degli inquilini Asia-Usb nell’ottobre 2013 occupa uno stabile in via Irnerio 15 di proprietà dell’ospedale Sant’Orsola. Sembra un obiettivo a portata di mano per la giunta, partono le trattative, l’assessore Frascaroli si sbilancia e dice: “Sto con gli occupanti“. Si parla anche di un affitto e di bollette da pagare. Alla fine salto tutto, il Sant’Orsola fa marcia indietro. Lo sgombero arriva il 3 maggio 2016. Pochi mesi prima era stata svuotata anche l’ex clinica Beretta occupata sempre da Asia-Usb. Anche qui Palazzo d’Accursio aveva provato a incontrare la proprietà (l’Ausl) per fare in meno che la struttura venisse “lasciata a disposizione dell’emergenza abitativa”. Niente da fare, come non c’è stato nulla da fare per regolarizzare un’altra occupazione, questa volta in via Toscana. L’ex scuola Ferrari di proprietà della fondazione Carisbo, che sollecitata dal Comune nemmeno risponde. L’ex Ferrari viene sgomberata nel febbraio dell’anno scorso. Nell’estate di due anni prima gli occupanti e tra loro anche alcuni malati erano stati costretti a stare 40 giorni senza luce né acqua.

Le ex scuole Ferrari, nell’estate 2014 rimaste 40 giorni senza acqua

Infine ci sono i centri sociali. Atlantide a un passo dalla firma per una nuova convenzione è stata “silurata” dallo stesso sindaco Merola pressato da procura, esposti e stampa. Assieme allo sgombero nell’ottobre 2015 salta anche l’assessore alla cultura Alberto Ronchi, che aveva fatto delle regolarizzazioni la propria bandiera. E’ l’unico caso di sgombero ordinato direttamente da Merola. Su Làbas la storia è recente: anni di trattativa tra Comune, Cassa depositi e prestiti e occupanti non hanno portato a nulla. Almeno una soluzione è stata scartata tempo fa perché inadatta, per il resto non ci sono state offerte alternative concrete. Per Crash il discorso è lo stesso. Il capannone occupato nel 2009 è stato oggetto di trattativa quasi da subito. A prendervi parte il quartiere Navile, l’assessorato alla cultura e gli attivisti. L’obiettivo proporre alla proprietà (all’epoca Pirelli Real Estate) un progetto per regolarizzare l’occupazione. Nulla di fatto, così come è saltata l’ultima mediazione col nuovo proprietario. A scriverlo gli stessi attivisti di Crash che puntano il dito contro la giunta Merola. “La proprietà, il fondo di speculazione e investimento Prelios, aveva da sempre rifiutato la volontà di sedersi ad un tavolo senza la garanzia di qualche esponente della giunta comunale, e così si è arrivati allo sgombero di oggi, ordinato dalla procura, attuato dalla questura, e reso possibile dal disimpegno delle amministrazioni”.

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