Non una di meno! A Bologna migliaia di donne da tutta Italia

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Bologna, 31 Gen. – Il Piano femminista contro la violenza e lo sciopero delle donne prenderà forma a Bologna. Il 4 e il 5 febbraio, in via Belmeloro 14, nei locali della facoltà di Giurisprudenza, si terrà un’assemblea indetta dalla rete antiviolenza “Non una di meno!“, con lo scopo di continuare il percorso di lotta contro la violenza maschile sulle donne iniziato con la manifestazione di Roma dello scorso 26 novembre che ha portato in piazza 200 mila persone.

Il giorno dopo la grande manifestazione romana una parte delle manifestanti si erano riunite in assemblea per iniziare a scrivere un “Piano femminista contro la violenza” e avevano aderito all’appello lanciato dalle donne argentine per uno sciopero globale delle donne il prossimo 8 marzo.

Ora si incontreranno di nuovo a Bologna con l’obiettivo di proseguire nella scrittura del Piano, individuando otto punti sui quali organizzare lo sciopero. S’inizia sabato 4 febbraio con gli stessi otto tavoli di discussione che si erano riuniti a Roma: piano legislativo e giuridico, lavoro e welfare, educare alle differenze, all’affettività e alla sessualità, femminismo migrante, sessismo nei movimenti, diritto alla salute sessuale e riproduttiva, narrazione della violenza attraverso i media e percorsi di fuoriuscita alla violenza.

Altissima la partecipazione che raggiunge quota 1400 iscritte provenienti da tutta Italia. “Abbiamo chiuso le preiscrizioni – ha detto Anna Pramstrahler della Casa delle donne di Bologna – ma visto l’andamento crediamo che saranno molte di più a partecipare il 4 e il 5. Attualmente il tavolo con più iscrizioni è quello di “Educare alle differenze” che supera le 300 persone. Moltissime sono insegnanti”. Tra le persone iscritte anche alcuni uomini che rappresentano circa il 5% del totale e molte persone e associazioni lgbt.

Domenica 5 febbraio la discussione sarà dedicata all’organizzazione dello sciopero dell’8 marzo, un tema che sta dividendo le partecipanti alla marcia di Roma dello scorso 26 novembre. La Cgil ad esempio, il sindacato che potrebbe dare gambe allo sciopero, parteciperà alla due giorni ma non ha ancora preso posizione ufficialmente sull’8 marzo. Nel sindacato di Camusso si stanno facendo valutazione di opportunità, è anche è possibile che alla fine lo sciopero non venga proclamato dando però libertà alle singole rsu di decidere in autonomia per iniziative sui posti di lavoro o, per chi vorrà, per una o più ore di protesta. Comunque una decisione arriverà solo dopo la partecipazione alla due giorni, e le stesse organizzatrici sottolineano non tanto l’importanza dell’evento in sé (lo sciopero) quanto quella del processo partecipativo e politico che si è messo in moto con Non una di meno!

“Lo scopo è quello di confrontarci su quali pratiche potremmo mettere in campo per interrompere ogni attività produttiva e riproduttiva – ha spiegato ad esempio Paola Rudan di Connessioni Precarie – abbiamo chiesto anche ai sindacati di aderire allo sciopero dell’8 marzo. Usb, Slai Cobas, Cobas e Usi lo hanno fatto, mentre i sindacati confederali, compresa la Cgil che ha partecipato al percorso romano a novembre, no. La loro presa di posizione contro la violenza sulle donne dovrebbe passare anche per un chiaro schieramento con chi vuole scioperare, aiutando le donne a metterlo in pratica”. La rete “Non una di meno!”, inoltre, ha proposto a Usb e Cobas di unire nella data dell’8 marzo lo sciopero indetto per il 17 marzo dalle due sigle sindacali contro la Buona Scuola. “Si tratta di un tema che è terreno di battaglia per le lotte femministe – ha aggiunto Rudan – e crediamo che due scioperi a distanza così ravvicinata non siano sostenibili”.

libere di scegliere

 In Emilia-Romagna, secondo i dati raccolti dalla ‘Casa delle donne per non subire violenza’, sono stati nove i casi di femminicidio nel 2016. Tra questi ci sono l’omicidio, a Molinella, nel bolognese, di Liliana Bartolini, uccisa il 12 aprile dal marito dopo una lite; l’uccisione, in settembre a Ravenna, di Giulia Ballestri, delitto per il quale è in carcere il marito; il caso di Olga Matei, strangolata a Riccione dall’ex compagno per gelosia. A Modena, invece, Bernadette Fella venne strangolata dall’ex compagno e messa in un frigo.

 

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