Non ti dimenticheremo, compagno Craxi


1986, inaugurazione dell’anno accademico che precede il Novecentenario dell’Università di Bologna.
Per l’occasione si è scomodato il Presidente del Consiglio Bettino Craxi. La zona universitaria è blindata: per evitare contestazioni ogni angolo di strada è presidiato dalle forze dell’ordine che non fanno entare neanche i residenti a meno che non mostrino i documenti.
Ma Bologna è città medievale dai mille pertugi: in una cinquantina, appartenenti a diversi collettivi universitari, riusciamo a forzare il blocco e percorrendo una via Zamboni deserta occupiamo il rettorato e facciamo un sit-in.
Arriva la Digos: tentano di disperderci. Sono a terra tra le prime file: mi afferra un’ispettore per un braccio, i miei compagni mi afferrano dall’altro. Sembra un tiro alla fune. Se mi mollano finisco il pomeriggio in questura. Poi la situazione si calma: contrattiamo l’uscita, in blocco, senza identificazioni.
Craxi manco l’abbiamo visto. Il rettore Fabio Roversi Monaco è incazzato perché gli abbiamo rotto le uova nel paniere (quell’anno capiterà spesso). Su alcuni giornali, nei giorni successivi, echeggiano parole sinistre (estremismo, violenza, terrorismo, etc).

Pochi anni dopo Craxi è travolto da tangentopoli, i leghisti sventolano i cappi in parlamento, il “popolo” da prono si fa leone e gli tira le monetine davanti al Raphael. I suoi amici, e gli amici degli amici, vengono arrestati uno dopo l’altro e lui scappa in Tunisia per sfuggire ai processi.

Si parlò, allora, di “rivoluzione italiana“. Mai parola fu usata più a sproposito. Le rivoluzioni cambiano per sempre gli assetti dei sistemi di potere, della stagione del ’92 invece non v’è più traccia. Anzi, il craxismo si è reincarnato nel berlusconismo e ha trovato in poco tempo nuova linfa e vigore. Nulla di strano che ora gli stessi figuri chiedano gloria postuma per il loro leader.

Noi non vogliamo Craxi adesso, in effige, come non lo volevamo in città 24 anni fa a celebrare il suo potere. Non abbiamo cambiato idea, e non solo perché a un condannato, morto latitante, lo Stato non deve intitolare vie o piazze. Un giudizio non si deve basare solo consultando il codice e le motivazioni delle sentenza, non è il poliziotto o il magistrato la stella polare su cui tarare ogni ragionamento. Bisogna avere considerazione della storia e della politica, e opinioni conseguenti, che prescindono anche dal codice di procedura penale.

Bettino Craxi va infatti ricordato, ma non con una intestazione toponomastica. Bettino Craxi va ricordato come uno dei responsabili maggiori della cancrena italiana che ci portiamo dietro da trent’anni, va ricordato per avere raddoppiato in pochi anni la spesa pubblica, in una delle più riuscite rapine della storia moderna.

Va ricordato per aver trasformato un partito storico in un comitato d’affari, perché ha insegnato ai politici a rubare senza vergognarsene e senza avere l’ipocrisia di nascondersi e far finta di essere brave persone, per aver anteposto in politica sempre gli interessi di casta agli interessi di tutti, e per aver consegnato alla P2 e a Berlusconi il potere assoluto sul sistema radiotelevisivo del paese, fermando la magistratura che lo stava per bloccare.

Va ricordato, infine, per avere inflitto alle generazioni future, noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, il peso del più alto debito pubblico del mondo, “rubando” il futuro a intere generazioni.

Grazie compagno Craxi, non ti dimenticheremo.

Paolo Soglia

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Un commento

  1. Caro Paolo,
    credo che al tuo bilancio sulla figura e l’operato di Craxi manchi un punto importante. Si tratta della politica estera. E’ un punto che non va a suo sfavore -secondo me- e trovo onesto considerarlo. Premetto che non ho mai votato socialista, e ho sempre militato in ambienti alquanto anticraxiani, movimenti o partiti che fossero (tipo: Pdup, e Pci, anche, sia pure per poco).
    Credo vada detto che Craxi aveva una sua visione del ruolo internazionale dell’Italia, e che:
    1- non era di codismo servile agli ordini degli USA,
    2- contemplava una politica autonoma per il Medio Oriente, e rapporti decenti con il popolo palestinese.
    Per una paese come l’Italia, che non è mai stato veramente e pienamente indipendente, non è poco. Non è poco anche (o soprattutto?) se lo confrontiamo con gli altri capi di governo che ha avuto l’Italia. Fanfani, è vero, diede spazio a Enrico Mattei, ma dopo la di lui morte (più che sospetta, a dir poco) ne abbandonò la politica.
    Andreotti negli anni Settanta e Ottanta fece un po’ <>, è pure vero, ma solo se e fino a quanto ciò era tollerato dall’amico americano. E stendiamo un velo pietoso, direi, sulle performance mortificanti (o peggio) di personaggi più vicini, compresi i Prodi e i D’Alema e i Bertinotti. Sulle coscienze (coscienze?) di questi ultimi -insieme o separatamente- stanno cosine, con responsabilità variamente distribuite, come:
    – la trappola tesa ad Ocalan -voluta o no, mai lo sapremo, ma il risultato fu quello;
    – l’impunità totale per i colpevoli della strage del Cermis;
    – l’impunità totale per gli assassini di Calipari e feritori della Sgrena;
    – la partecipazione attiva (qui Bertinotti no) ai criminali bombardamenti della Ex Jugoslavia.
    Craxi, è vero, aveva accettato gli “euromissili” (come ogni altro leader di paese Nato, va anche aggiunto), ma ebbe anche le palle di scontrarsi a muso duro con gli Usa per non venire meno alla parola data ai palestinesi su Abbas, dopo la soluzione negoziata della crisi dell’Achille Lauro. I carabinieri italiani, a Sigonella, impedirono con le armi ai soldati USA di rapire il palestinese Abbas, che si trovava in suolo italiano. Gli Usa dovettero ingoiare il rospo, e riga. Vogliamo confrontare la cosa con la linea del governo Prodi sui rapimenti illegali della Cia? O su qualunque altra seria questione internazionale?

    Sulla corruzione hai ragione, metterei solo un po’ meno enfasi. Craxi non inventò nulla. Nulla. Lo stato italiano era corrotto assai già prima che Craxi nascesse, e più o meno ad ogni nuova stagione politica -di “destra” o di sinistra, poco cambiava in quanto a questo- la corruzione aumentava. Ad ogni nuova stagione politica. Unica eccezione: il Governo Parri, 1945-46 (liquidato da chi? Domanda da 1 milione. Dal <> Togliatti, per poi governare DC, PCI e partitini subalterni, senza quei velleitari rimpipalle del PdA. Giusto per dire che neanche D’Alema ha inventato nulla.)

    Ma stavo dicendo che ad ogni nuova stagione la corruzione aumentava. Solo per fare un esempio: Giolitti fu sotto molti aspetti molto meglio dei suoi predecessori -per dirne una, fu il primo a dire ai prefetti che se c’era un conflitto di lavoro non era automatico che essi dovessero stare coi padroni e arrestare i leader operai-, ma fu probabilmente anche assai più corrotto di loro.
    In due parole: non assolvo Craxi, ma la caratura media della classe politica attuale (centrosinistrra o centrodestra poco cambia, con qualche eccezione) è peggio. Non credo sia peggio -per dire- Bersani, ma qualcuno può dire se ha una politica estera, e quale?

    Scusa la lunghezza.
    Un caro saluto a te agli ascoltatori.
    Gualtiero.

    Comment by Gualtiero on 15/01/2010 at 22:51

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