Non cascate sul diritto di cronaca

Durante lo sgombero di martedì scorso, i giornalisti sono stati tenuti a grande distanza non per una volontà censoria della Questura, ma per garantire la loro sicurezza. Lo ha spiegato ai microfoni di Radio Bruno la dirigente di Piazza Galileo Claudia Lofino. “Il servizio era delicato- ha detto Lofino- e l’impiego di mezzi pesanti imponeva di tenere le persone il più lontano possibile per tutelare la loro incolumità. Le operazioni sono state molto delicate, quindi si è deciso di allontanare chiunque potesse essere coinvolto anche nel lancio di oggetti”. E proprio perché “non è stato possibile garantire alla stampa di filmare le operazioni- spiega Lofino-, abbiamo fornito un video in cui si riportano le fasi salienti, per dare l’idea insomma anche della delicatezza del servizio e di come si è svolto“. Insomma, cari giornalisti, vi abbiamo tenuto al sicuro, lontano, perché rischiavate di farvi male. E poi, dovreste anche ringraziare perché comunque vi abbiamo dato le immagini, così avete potuto vedere quello che è successo.

L’idea di giornalismo che emerge dalle parole di Lofino è preoccupante. I giornalisti non sono come i bottoni “share” sotto i post di Facebook: hanno il dovere di verificare le informazioni, di andare il più vicino possibile a dove avvengono i fatti per poterli documentare. Rischiano di farsi male? Lo mettono in conto, perché sanno che non possono accontentarsi di un video fornito dalla Questura per “farsi un’idea” di come si sono svolte le operazioni. Così come non possono accontentarsi della versione degli occupanti. E’ proprio per questo che avremmo voluto arrivare il più vicino possibile, per raccontare cosa stava succedendo. Perché, vede Lofino, se non possiamo verificare due versioni contrapposte, noi siamo tenuti a citarle entrambe, riconoscendo ad entrambe il beneficio del dubbio. E no, non ci possiamo accontentare nemmeno delle “versioni ufficiali”: troppe volte quelle versioni non hanno retto alla prova dei fatti.

A rendere ancora più buia la cornice in cui si è svolto lo sgombero di martedì scorso è il racconto di un episodio a cui ha assistito la consigliera Emily Clancy di Coalizione Civica: un agente che, mimando di tirare il casco in testa ad un cronista, esclama rivolto ai colleghi: “Ah, giornalisti! Adesso gli tiro il casco in testa“. Una spacconata? Una frase dal sen fuggita durante un momento concitato? Oppure lo specchio di un fastidio con cui qualcuno, tra gli agenti, vive il nostro lavoro?

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