No alle benedizioni a scuola. Pronto il ricorso, e la preside rilancia: “Le faremo fuori dall’istituto”

gessetti-scuolaBologna, 11 feb. – Il Tar boccia la benedizione pasquale decisa l’anno scorso dalle scuole dell’istituto comprensivo 20 di Bologna, e la preside Daniela Turci rilancia. Se non si possono fare le benedizioni dentro la scuola allora le faremo attorno alla scuola, ha detto Turci che proporrà l’idea alle famiglie. La preside ha polemizzato anche con la sentenza del Tar, “Io sono per includere, non per escludere. In questo modo si escludono tutti i tipi di interventi, di preti, suore, indù, musulmani: io rispetto la decisione, ma è escludente. Nelle scuole a me affidate non può accadere che si escluda qualcuno, a meno che si tratti di un malavitoso. Ci faremo benedire altrove”. L’ufficio scolastico regionale sta valutando anche un ricorso rispetto alla decisione del tar.

Giusto o sbagliato aprire le scuole in orari extrascolastici per accogliere religiosi?  Nella sentenza con cui il Tar ha annullato la delibera dell’istituto comprensivo 20 di bologna, si fanno delle distinzioni. Innanzitutto si dice che non è rilevante il fatto che l’orario sia extrascolastico, bisogna invece considerare lo scopo dell’istituzione scuola che, ricorda il Tar, anche nelle attività pomeridiane deve adempiere alla sua funzione di “promozione culturale, sociale e civile ”, Come previsto dall’articolo 96 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione. Le benedizioni, spiega il tar, non rientrerebbero tra le attività di promozione sociale, culturale o civile, ma sarebbero vere e proprie pratiche di esercizio del credo confessionale di ciascun individuo, pratiche che devono restare confinate nella sfera intima dei singoli, e comunque non devono entrare a scuola. Preti e imam possono parlare ad alunni e docenti, dice il tar, ma solo in iniziative volte ad approfondire la conoscenza della storia e delle relazioni che le varie religioni hanno intessuto e intessono con la comunità e il territorio. Un modo questo, “per contribuire ad arricchire il sapere dei cittadini”. Quello che secondo la sentenza non si può fare è invece aprire la scuola a riti religiosi. Da qui l’annullamento della delibera dell’ic 20.

La sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna “merita un approfondimento in secondo grado e penso che assai verosimilmente si farà appello“. E’ quanto si limita a dire l’avvocato Fausto Baldi, legale dell’avvocatura dello Stato di Bologna, che ha rappresentato il ministero dell’Istruzione e l’Istituto comprensivo nell’udienza davanti al tribunale amministrativo. Per decidere se appellare o meno la decisione ci sono 60 giorni dalla notifica dell’atto, oppure sei mesi in caso di mancata notifica.

Ovviamente poi ci sono le reazioni, anche molto distanti. Per l’arciversovo Zuppi “non è questa la laicità. Laicità non è assenza ma dialogo e confronto”Gli atei dell’Uaar parlano invece di “un’ottima notizia, a dimostrazione che in molti casi normative a tutela della laicità della scuola pubblica esistono e bisogna solo applicarle”. Monica Fontanelli, una delle insegnanti che ha promosso il ricorso al tar dice invece che con la sentenza “la verità costituzionale è stata ristabilita e che la decisione del tar farà scuola”.Per contro Andrea De Maria, deputato del Pd è preoccupato che “il rispetto per tutte le religioni non finisca poi per tramutarsi in una specie di discriminazione al contrario”.

Paola Pennetta è andata in piazza Maggiore a chiedere cosa pensano i bolognesi sulla questione

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