Nidi flessibili e aperti a cena. In Regione l’innovazione è a prezzo pieno

Foto Flickr CC Plage Vinilos y Adhesivos

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Bologna, 16 set. – Nidi con entrata a orari flessibili, aperture al sabato o infrasettimanali serali con possibilità di cena. Sono alcune delle novità che stanno sperimentando le cooperative sociali in Emilia-Romagna, oggi a convegno nella sede di Legacoop. Hanno l’obiettivo di innovare e rafforzare la propria integrazione col pubblico, ma si pongono anche il problema dei costi di un servizio che prova a diventare sempre più flessibile, in un momento in cui le amministrazioni comunali fanno sempre più fatica a sostenerlo e calano le iscrizioni al nido per le difficoltà economiche di molte famiglie.

Il la lo aveva dato questa estate la vicepresidente dell’Emilia-Romagna Elisabetta Gualmini, convinta che gli orari dei nidi pubblici siano troppo rigidi rispetto alle “nuove esigenze delle famiglie”. Il punto si farà in Regione il 6 e 7 novembre durante il convegno Bimbi ell’Emilia-Romagna: ne discutiamo tutti insieme, una sorta di stati generali sull’infanzia in regione. Per Gualmini, le 8 esperienze emerse durante il convegno di oggi rappresentano “uno straordinario lavoro”, ma esprime perplessità sul fatto che sia “esteso e fruibile da tutti” e sottolinea che bisogna capire quanti effettivamente utilizzino i nuovi servizi proposti

A Faenza, per esempio, la cooperativa Zerocento da quest’anno sperimenta, in una struttura che la mattina è convenzionata col Comune, un nido part time, dalle 14 alle 20, con possibilità di cena. La retta è a carico del privato, costerà circa 500 euro al mese, spiega Giuliana Caselli

A Forlì un progetto di nido con cena è partito nel 2012 con una decina di bambini. In seguito hanno prevalso gli iscritti al mattino. I bambini che non frequentano dalla mattina possono fermarsi fino alle 19,30 cena compresa, anche se al momento sono in pochi ad aver scelto questa opzione. La struttura è in concessione da parte del Comune di Forlì, ma chi usa il servizio al pomeriggio paga una retta a prezzo di mercato, ci spiega Chiara Bucci della cooperativa Acquarello

Se non si saprà dare una risposta alle famiglie a partire dalle “esperienze innovative che già facciamo”, si rischia il fai da te e il lavoro senza contratto, avverte Alberto Alberani di Legacop sociali

“Dopo averci chiesto di innovare, le amministrazioni locali si sono opposte“, attacca Daria Quaglia della cooperativa bolognese Cadiai, che chiede una vera “autonomia gestionale del servizio dato in gestione”. Quaglia coglie anche l’occasione per rispondere a distanza ai sindacati che questa estate avevano detto no al lavoro educativo nei weekend e ad agosto: “Prima facciamo i servizi, poi vediamo se la società riesce a fare a meno del lavoro estivo”.

“Bisogna rispondere alle domande che si esprimono non a quelle presunte”, chiarisce l’assessore alla Scuola di Bologna Marilena Pillati, convinta che “non c’è una risposta educativa adatta a tutti i contesti e a tutti i territori”.

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