Nicolò Carnesi e la solitudine a lieto fine

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21 nov. – Qualcuno scrisse che la noia è una sorta di anelito verso un piacere ideale. Una frase che veste alla perfezione il lavoro del cantautore palermitano Nicolò Carnesi, frutto di un’analisi introspettiva che racconta ai microfoni di Un weekend postmoderno: “Dopo anni di viaggi e di vita milanese, fra mondanità e concerti, ho scelto di tornare al mio paese di origine, un’isola nell’isola. Ho cominciato a nuotare dentro una solitudine sempre più vasta, restando solo con me stesso. Ma la noia, accompagnata da letture, film e musica, si è trasformata, con il tempo, in un lieto fine intitolato Bellissima noia.

Questo il nome del nuovo disco di Nicolò, uscito per la Malintenti Dischi e presentato il 12 novembre al Locomotiv Club, contenente nove storie di solitudine dalle sonorità pop: “Ho cercato di unire una tematica apparentemente pesante, come quella dell’alienazione, con sonorità colorate, opposte alle parole del racconto, come nel caso di “Fotografia“, dove compaiono cori e percussioni”. Brani “bipolari“, come li definisce lo stesso musicista, che nascono da un insieme vastissimo di influenze cinematografiche, letterarie, ma soprattutto musicali: “Ho cominciato, come ogni adolescente, ad ascoltare il punk dei Blink182, per poi passare a sonorità più impegnate come i The Who, Dylan, i Pink Floyd. Negli anni successivi mi sono avvicinato a gruppi contemporanei come i Radiohead e gli Arcade Fire, per poi tornare alle sonorità sixties, come il soul e la motown”. Ascolti che contribuiscono a formare la personalità musicale di Nicolò Carnesi: “molto spesso ciò che ascolto arricchisce le sonorità base dei miei lavori”.

Elena Usai 

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