“Nessuna memoria pacificata”. In via Mascarella il ricordo di Lorusso. Il Comune non c’è


Bologna, 11 mar. – Pugni chiusi e caschi neri, i compagni di ieri e gli attivisti di oggi. Per ricordare Francesco Lorusso si sono ritrovati in 300 in via Mascarella dalle 9 del mattino: i militanti dei collettivi Cua e Hobo, pronti a contestare le istituzioni (assente il Comune, invisibile l’università), e gli ex compagni di Francesco, studente e militante di Lotta Continua colpito a morte 40 anni fa da un proiettile sparato da un carabiniere in via Mascarella.

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La memoria non è pacificata, la memoria non è condivisa”, hanno detto i più giovani. “Pagherete caro, pagherete tutto“, hanno intonato a pugno chiuso quelli che 40 anni fa lottavano nelle piazze. In via Mascarella anche Oreste Scalzone, leader extra-parlamentare degli anni 70 a Bologna per un convegno. “Oggi qui ci siamo noi, e non quelli in pompa magna suonano le canzoni di regime”, ha detto togliendosi il cappello al ricordo dello studente ucciso nel 1977. “Per i compagni uccisi non basta il lutto, pagherete caro, pagherete tutto”, hanno intonato subito dopo i presenti. E ancora: “Francesco e vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai”.

Tra i volti noti del movimento di allora e della politica cittadina ci sono Franco ‘Bifo’ Berardi, Valerio Monteventi, Tiziano Loreti, Mirco Pieralisi e frate Benito Fusco. Da fuori Bologna sono arrivati oltre a Scalzone il fotografo Tano D’Amico e Vincenzo Miliucci.

“Sono 40 anni che ricordiamo Francesco – ha spiegato al megafono Pinuccio Di Biasi del centro sociale Crash – ma oggi le condizioni sono peggiori di quelle di allora. Per la prima volta la celere è entrata in università e centinaia di poliziotti sono stati mobilitati per sfrattare una famiglia, mentre uno spazio sociale è stato sgomberato il giorno dopo l’8 marzo. Per questo continuiamo a lottare. Non tollereremo tentativi di pacificazioni da parte delle istituzioni”.

Le istituzioni durante il momento di ricordo di Lorusso in via Mascarella non si sono viste, perché fisicamente assenti o perché così in disparte da risultare invisibili. Il sindaco Merola aveva già annunciato che Palazzo d’Accursio per evitare contestazioni avrebbe evitato di presenziare. L’università ha scelto un profilo bassissimo. “Non vogliamo polemiche ma contiamo in qualche modo di esserci”, avevano fatto sapere ieri i vertici dell’Alma Mater. Presenti, assicura l’Unibo, Nino Rotolo (prorettore alla Ricerca) e Marco Bazzocchi (delegato alla Cultura). Entrambi sono rimasti in disparte, non sono stati riconosciuti da attivisti e cronisti, e non hanno preso parola. “Io non ho riconosciuto nessuno e nessuno dell’Università si è presentato a qualcuno di noi dicendo sono inviato dal rettore”, afferma Mauro Collina, compagno di Lorusso in Lotta continua. Comune e Unibo hanno inviato due corone di fiori attorno alle 8 del mattino, ma già un’ora e mezza dopo sotto la lapide c’erano sì diversi fiori ma solo un nastro riconoscibile, con la firma “Le compagne e i compagni di Francesco”.

 

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