‘Ndrangheta: Aemilia, domiciliari per la consulente bolognese

Bologna, 5 ago. – Accogliendo l’istanza della difesa, nei giorni scorsi il Gip Alberto Ziroldi ha concesso gli arresti domiciliari a Roberta Tattini, consulente fiscale bolognese arrestata nell’ambito dell’operazione Aemilia contro la ‘Ndrangheta. Tattini, accusata di concorso esterno in associazione mafiosa, era in carcere da fine gennaio e prima il Riesame, poi la Cassazione, avevano in precedenza respinto i suoi ricorsi. Difesa dall’avvocato Girolamo Mancino, ora è ai domiciliari a casa dei genitori.

La consulente, cui sono contestati i legami con alcuni degli appartenenti alla ramificazione emiliana della cosca Grande Aracri di Cutro (Crotone) ha ricevuto a fine giugno l’avviso di fine indagine dalla Dda di Bologna, insieme ad altre 223 persone. Recentemente è stata inoltre per lei confermata dalla Corte di Appello di Bologna la condanna a due anni e due mesi per appropriazione indebita, in uno dei processi nati dalle indagini su Ber Banca, l’istituto commissariato nel 2009 da Bankitalia. L’avvocato Mancino attende le motivazioni per un eventuale ricorso in Cassazione.

“Garantiamo, in virtù di una decisione unanime da parte della Giunta, lo svolgimento del processo Aemilia a Bologna attraverso la copertura dei costi per i servizi generali, l’allestimento e l’impianto audio”. Lo ha annunciato il sottosegretario alla presidenza della Giunta della Regione Emilia-Romagna Andrea Rossi, confermando il sostegno ai costi di un processo “frutto di un’indagine che ha scosso le nostre coscienze e disvelato la penetrazione mafiosa sul nostro territorio”. Rossi ha inviato una lettera al presidente del Tribunale di Bologna Francesco Scutellari in cui si conferma “la totale copertura dei costi, affinché” l’udienza preliminare “possa regolarmente avere luogo all’interno degli spazi delle Fiere di Bologna, per un importo di poco superiore a 400mila euro, che saranno inseriti all’interno dell’assestamento di bilancio in approvazione a settembre”. La decisione di fare il processo a Bologna, all’interno della Fiera, “ha un forte valore simbolico – conclude Rossi – , perché significa di fatto collocarlo nel centro, politico ma anche economico, di un territorio che è stato coinvolto da quest’imponente operazione, che ha portato a numerosi arresti, sequestri e perquisizioni”. (ANSA).

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