Ndrangheta a Brescello. Alfano: “Amministratori assoggettati”

Bologna, 10 mag. – “L’atteggiamento di acquiescenza degli amministratori comunali” che si sono avvicendati alla guida dell’ente “nei confronti della locale famiglia malavitosa”, si è “poi trasformato in una condizione di vero e proprio assoggettamento al volere di alcuni affiliati alla cosca, nei cui riguardi l’ente, anche quando avrebbe dovuto, è rimasto, negli anni, sostanzialmente inerte”. E’ un passaggio della proposta di scioglimento per mafia del Comune emiliano fatta dal ministro dell’Interno Angelino Alfano al presidente della Repubblica: il decreto di Sergio Mattarella con cui viene affidata la gestione del Comune ad una commissione straordinaria per 18 mesi è in Gazzetta ufficiale. Nella proposta di Alfano si parla di inchieste che hanno “reso palese la presenza sul territorio comunale di una cosca della ‘Ndrangheta interessata a infiltrarsi nel tessuto economico-sociale anche attraverso l’opera di imprenditori collusi che hanno favorito il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali”.
La commissione straordinaria è composta da due viceprefetti, Michele Formiglio – già commissario dopo le dimissioni arrivate il 30 gennaio da parte del sindaco Marcello Coffrini – e Antonio Oriolo, oltre alla dirigente di seconda fascia Area 1 Luciana Lucianò. La decisione di sciogliere per mafia il primo comune della storia dell’Emilia-Romagna è stata presa, si legge nel decreto del presidente della Repubblica, considerando che all’esito di approfonditi accertamenti “sono emerse forme di ingerenza della criminalità organizzata che hanno esposto l’amministrazione a pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l’imparzialità dell’attività comunale”. A Brescello, spiega infatti la proposta di Alfano, che riprende la relazione della commissione di accesso prefettizia, “la cosca ha cercato, durante la campagna elettorale relativa alle consultazioni amministrative del 2014, di violare la libera espressione del voto, tentando, con minacce, di impedire la candidatura, non gradita alla consorteria, di un soggetto che poi diverrà consigliere di minoranza”. Inoltre, “esercitando il tipico metodo mafioso della sopraffazione, le stesse minacce sono state rivolte ad uno stretto congiunto del predetto amministratore”. L’atteggiamento di “accondiscendenza nei confronti della consorteria ha connotato la conduzione dell’ente nel corso di più consiliature e si è andato consolidando negli anni anche grazie alla sostanziale continuità gestionale derivante dalla costante presenza di alcuni amministratori, che si è tradotta in una continuità politico-amministrativa e di intenti degli organi elettivi, senza prese di posizione o interventi in discontinuità rispetto a fatti che si sono verificati in passato”. (ANSA).

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