Nada a Maps: “Canto l’amore e l’accoglienza”

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14 giu. – “Da sempre penso, immagino, vedo e scrivo le mie canzoni  in una struttura musicale che prevede già gli arrangiamenti: fornisco sempre chi realizza i dischi di idee precise. Per questo nuovo album, L’amore devi seguirlo, le idee sono state di più e alla fine mi sono accorta che non serviva altro. Ho quindi portato in studio quello che avevo fatto in casa con un software musicale gratuito: queste canzoni non avevano bisogno di essere appesantite e arricchite“: e in effetti il nuovo album di Nada è essenziale e diretto in tutto, parole comprese, almeno a un primo ascolto. Un lavoro che è stato una scoperta e la grande musicista ha dichiarato ai microfoni di Maps che non vede l’ora di cominciare un nuovo disco usando questo metodo: “Quando riesci a realizzare qualcosa che avevi in testa è bellissimo”.

L’istinto della musicista è instancabile nel mettersi alla prova, nello sperimentare: “Sono tutte cose che ti portano a migliorare, sperabilmente, e ad andare avanti”, compreso il lavorare spesso dal vivo e in studio con musicisti diversi. Venerdì scorso Nada ha varato il suo tour estivo proprio da Bologna, portando sul palco del Cavaticcio gli A Toys Orchestra. Prima di loro negli anni ci sono stati insieme a lei Zen Circus e i Criminal Jokers di Francesco Motta, che ha suonato con Nada per quattro tour. “Di solito sono i musicisti che mi cercano: ne sono lusingata! Gli Zen Circus sentirono una sera ‘Luna in piena’ chiedendosi di chi fosse: a quel punto mi hanno cercata, siamo diventati amici e abbiamo fatto un tour insieme”.

Nella chiacchierata che potete ascoltare integralmente qua sotto, abbiamo discusso del messaggio, per così dire, de L’amore devi seguirlo, un disco che si apre con uno dei brani più forti della carriera della musicista, “Aprite le città”: “Sarà l’ultimo singolo, previsto per la fine dell’anno”, ha raccontato la nostra ospite, specificando che concetto d’amore è espresso nel disco. “L’amore tra persone, certo, ma in senso universale, nella nostra vita, nella solidarietà, nella condivisione e nell’accoglienza. Una parola molto abusata che dobbiamo ancora capire e scoprire bene, che racconta molto di noi”. E la traccia di apertura racconta proprio dell’accoglienza, di chi non trova un posto nel mondo: “Bisogna accogliere ed essere solidali con chi è più sfortunato di noi: potevamo essere noi a nascere là e allora come l’avremmo messa?”

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